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La nostra storia

In memoria di Italo Popolo

Una prece per Italo Popolo, personaggio di cui negli ultimi tempi si erano un po’ perse le tracce. Degli agenti sono intervenuti nella tarda serata di ieri, dopo le ripetute segnalazioni dei vicini, forzando la porta e trovandosi di fronte a un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Del sig. Popolo non rimaneva che una massa. Giaceva riverso sul tappeto, davanti alla televisione ancora accesa sul noto canale pubblico.
L’ultima delle sue ex concubine – scusate, conviventi – aveva intuito che la perdita di ogni legame sentimentale poteva indurre Italo Popolo a un gesto estremo. Per esempio, la visione non-stop di trasmissioni televisive.
A sentire i colleghi e i pochi conoscenti, Popolo era caduto in depressione, forse per la mancanza di figli, una disgrazia che lo consumava. In realtà un figlio ce l’aveva, uno solo, ancora sano come un pesce ma tonto e disperato. Corre pure voce che facesse uso di sostanze stupefacenti, come TV, shopping, contraccettivi, dolci a tutta forza, parolacce, balli, metadone cattolico.
Certamente si tratta di sospetti gravi, ma bisogna arrendersi all’evidenza almeno per il metadone cattolico, sostanza somministrata ormai in quasi tutte le parrocchie in spregio a una legge scritta e non scritta, considerata però lettera morta.
In qualità di convivente, Italo Popolo era oggetto delle attenzioni misericordiose del Centro Metadonico Romano, e un’esortazione scritta di Don B. aveva fatto un certo scalpore. Il chierico infatti lo incoraggiava pubblicamente a convivere e implicitamente a drogarsi con tutto quanto sopra elencato. Continua a leggere

Donna Claudia. Colei che sposò Pilato e sognò Gesù

Claudia Procula era la più giovane delle figlie di Giulia, la figlia dell’imperatore Ottaviano Augusto, dunque nipotina del fondatore dell’Impero di Roma. Giulia aveva avuto tre mariti, l’ultimo dei quali fu Tiberio. I ragazzi Lucio e Caio erano figli di Giulia, ragazzi che il nonno Augusto adorava e vedeva come suoi successori.
Ma erano la peste della gioventù di Roma. Uno morì in guerra, l’altro di malattia, non ancora ventenni. Per la sua vita dissoluta, Giulia era vista come contraria alla politica “moralizzatrice” del padre, e pertanto fu esiliata da Roma. Ma Augusto si associò al trono l’ultimo marito di Giulia, appunto Tiberio, che gli succederà nel 14 d.C. Durante l’esilio, Giulia diede alla luce Claudia, figlia di un cavaliere romano di cui non sappiamo il nome.

Moglie del governatore

Ma, l’esser figlia di tale madre, bastava alla piccola Claudia per far parte della più illustre famiglia di Roma, la gens Julia-Claudia, il clan dei primi imperatori di Roma, da Ottaviano a Nerone. Quando Claudia ebbe tredici anni, Giulia la mandò a Tiberio perché provvedesse alla sua istruzione.
Sedicenne, Claudia conobbe Ponzio Pilato, uomo di umili origini dell’Irpinia, il quale chiese a Tiberio di sposarla: un buon partito davvero, che avrebbe servito alla sua carriera militare-politica. Continua a leggere

Le violenze degli africani sugli italiani. Dall’occupazione degli Alleati ai casi dei nostri giorni

Come sappiamo, per mantenere i clandestini che sbarcano in massa sulle nostre coste, e che sono quasi tutti uomini giovani e prestanti, vengono stanziate risorse finanziarie enormi, negate invece ai moltissimi italiani poveri. Ora si vuole anche approvare il cosiddetto ius soli, cioè il diritto alla cittadinanza italiana concesso a chiunque, anche figlio di clandestini, nasca in Italia. Lo vuole chi comanda al governo e in Vaticano. Intanto si ripetono i casi di violenze sessuali commesse dagli africani e da altri extracomunitari, anche su donne anziane. Oggi si trovano in Italia circa quattro milioni di stranieri, di cui 435.000 sono immigrati irregolari. Gli italiani assistono a tutto questo, paralizzati dalla mancanza del coraggio cristiano.
Ora diamo uno sguardo alla storia e vediamo cosa fecero in Italia a donne, bambini, bambine, uomini e almeno a un sacerdote 8.000 soldati marocchini e altri con loro verso la fine dell’ultima guerra mondiale.

“Marocchinate”: con questo termine si sono tramandati gli stupri di gruppo, le uccisioni, i saccheggi e le violenze di ogni genere perpetrate dalle truppe coloniali francesi (Cef), aggregate agli Alleati, ai danni della popolazione italiana, dei prigionieri di guerra e perfino di alcuni partigiani comunisti. La storiografia tradizionale, le poche volte che ne ha trattato, ha circoscritto questi orrori a qualche centinaio di episodi verificatisi nell’arco di un paio giorni nella zona del frusinate. Le proporzioni, tra numeri e gravità dei fatti, furono di gran lunga superiori. E a breve – lo annunciamo in esclusiva – sarà aperto un procedimento penale internazionale, ai danni della Francia, per iniziativa di un avvocato romano. Continua a leggere

7 ottobre: Festa della Beata Vergine Maria del Rosario

Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l’eresia albigese.
Fu così che il Santo Rosario divenne l’orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l’arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l’avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all’intervento divino.
La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro. Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell’Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie. Dell’alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all’armamento della flotta genovese. Continua a leggere

Quando la Madonna del Divino Amore salvò Roma

Il Santuario del Divino Amore è oggi una delle tappe del pellegrinaggio del Giro delle Sette Chiese: a partire dal Giubileo del 2000 ha sostituito l’antica Basilica di San Sebastiano fuori le Mura (tuttora contemplata nel percorso, soprattutto per chi segue i precetti di San Filippo Neri). Inoltre, dal primo sabato dopo la Pasqua fino all’ultimo del mese di ottobre, si organizza a Roma la visita notturna al Santuario.
Nella primavera del 1740 un pellegrino percorreva la campagna romana per visitare la Basilica di San Pietro. Smarrì la strada nei pressi di Castel di Leva e si diresse verso un borgo che sorgeva sui ruderi di un antico castello. Improvvisamente si ritrovò circondato da un branco di cani randagi e rabbiosi. In quei momenti di tensione intravide un’icona mariana (Maria con il Bambino in braccio e con la Colomba – lo Spirito Santo – che li sovrasta) sulla torre del castello diroccato: si inginocchiò implorando la Madonna di salvarlo. I cani svanirono nel nulla. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / Sintesi e raccolta

Dopo aver offerto ai lettori degli estratti dalla lettera intitolata La lingua latina e la lingua italiana nella liturgia, che il Card. Giuseppe Siri pubblicò il 10 agosto 1958, ora presentiamo una sintesi e la raccolta di tutti gli estratti.
A quella data, regnava ancora il Pastore Angelico, Pio XII, per quanto ormai mancassero pochi mesi alla sua dipartita. Le riforme che avrebbero devastato la liturgia cattolica e quindi la Chiesa stessa sarebbero venute solo alcuni anni più tardi, una prima nel 1965 e la più generale nel 1969, entrambe con Paolo VI.
Le considerazioni del Card. Siri sul latino nella liturgia sono fondamentali sia per comprendere quale tesoro ci è stato tolto, sia perché l’Autore già prospettava le possibili conseguenze dell’abbandono del latino.
Storicamente, il latino si era diffuso in tutta l’area occidentale dell’Impero Romano, e mantenne la sua importanza anche quando sopraggiunsero i barbari. In quella parte del mondo, la Chiesa adottò il latino come lingua della divina liturgia. In Oriente, dove prevaleva nettamente il greco, tutto si immiserì, tra eresie, invasioni dei barbari e violenze musulmane. La cattolicità e la civiltà orientali divennero stagnanti e infeconde. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / 3

Oggi concludiamo l’estratto dalla lettera pastorale del Card. Giuseppe Siri dedicata all’argomento del latino nella Liturgia. È il contributo altissimo di un Cardinale che già il Pastore Angelico, Pio XII, aveva indicato come suo degno successore. Ma la storia ebbe un voltafaccia.

Il latino e la Liturgia di sempre – le ragioni – seconda parte

ABOLIRE IL LATINO O ESAMINARSI LA COSCIENZA?

[…]
Si è scritto da qualcuno (non troppi per la verità) che la causa, la grande causa per cui il popolo viene meno alle sacre funzioni ed è meno cristiano sta tutta nel latino della liturgia. Rimedio: abolire il latino e tutto fiorisce. Semplice! Abbiamo visto e toccato con mano che la causa del deperimento religioso è ben altra ed è terribilmente complessa. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / 1

Pubblichiamo in alcune puntate un estratto dalla lettera pastorale del Card. Giuseppe Siri intitolata La lingua latina e la lingua italiana nella liturgia e pubblicata il 10 agosto 1958. Alla fine dell’estratto, nell’ultima puntata, offriremo una sintesi del discorso approfondito del Card. Siri. Oggi che nella Chiesa, dall’interno, si attenta al sacramento del Matrimonio, profanando allo stesso tempo l’Eucaristia e la Confessione, forse questo tema può risultare meno urgente. Tuttavia, come la storia ha dimostrato, e come tra le righe profetizzava l’eminentissimo Cardinale, la devastazione della Chiesa ha trovato nella riforma liturgica del 1965 e soprattutto del 1969 uno dei suoi mezzi principali. Leggere queste considerazioni rafforza la nostra fede cattolica, una fede da intendersi senza macchia, e ci aiuta a combattere la buona battaglia anche su altri fronti.

Il latino e la Liturgia di sempre – la storia

Il latino, lingua di Roma conquistatrice, tenne ovviamente tutto il campo nell’area occidentale dell’Impero. Essa non arrivò a sopprimere tutti i dialetti, neppure inibì specialmente nei ceti più elevati, una discreta infiltrazione del greco: ed ebbe la più larga diffusione progressivamente. Era capita da quanti vivevano nelle città romanizzate e nelle colonie, era la lingua ufficiale dello Stato atta ed abilitata a tutti i rapporti civili e culturali. Così fu per molti secoli.
Nell’area orientale dell’impero romano dominava il greco; tuttavia il latino vi era abbastanza capito ed anche parlato. Continua a leggere

L’invenzione del prete in borghese. Per una storia dell’abito sacro

Nella storia della Chiesa abbiamo avuto anche per l’abito prima una crescente consapevolezza e poi il declino, soprattutto nel XX secolo.
Seguiremo, molto in sintesi, il racconto fatto da Don Michele De Santi nel suo libro L’abito ecclesiastico, sua valenza e storia, dove l’autore si riferisce più che altro al clero maschile.
Come sappiamo, dopo la venuta del Signore Gesù i cristiani subirono persecuzioni non per poco tempo, ma per circa tre secoli.
Nei primi secoli (I-V), i sacerdoti non portavano vesti diverse da quelle dei laici. Finché duravano le persecuzioni, era impensabile darsi un segno riconoscibile dal potere imperiale. In più, la veste usata nell’Impero Romano aveva un aspetto molto dignitoso e scendeva all’incirca fino ai talloni. Continua a leggere

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