Cerca

Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

Tag

La nostra storia

L’esorcismo del Pantheon

Il Pantheon è un monumento alla grandezza della Roma antica (e moderna). È rimasto in piedi per più di duemila anni, resistendo ai terremoti, agli incendi e alle inondazioni del Tevere.
L’oculo aperto della cupola ha turbato architetti e scrittori. Perché la calotta del Pantheon non è chiusa da una lanterna? Il fascio di luce che penetra da lì sembra una lancia che fende il buio interno. Molti autori l’hanno considerato simbolo di una presenza divina, che affronta le tenebre e giunge in soccorso degli uomini.
Un tempo, quando la città era pagana, lì si veneravano tutti gli dei del politeismo romano. Nel 608 l’imperatore bizantino Foca lo donò a Papa Bonifacio IV e si organizzò la suggestiva cerimonia per consacrarlo al Dio cristiano.
Il 13 maggio 609 una folla immensa si radunò nei pressi del Pantheon per assistere all’evento. Le cronache raccontano del trambusto e delle urla agghiaccianti che si avvertivano dall’interno: i demoni pagani erano consci di ciò che stava per accadere. Le porte furono spalancate e il Papa, di fronte all’ingresso, iniziò a recitare le formule per l’esorcismo. Continua a leggere

Come la sinistra italiana intende l’accoglienza

di Antonio Socci

È curioso lo slancio umanitario che ha colto d’improvviso la Sinistra italiana di fronte all’inedita marea migratoria di questi mesi. Perché storicamente non ha proprio le carte in regola in tema di “accoglienza”.
Su queste colonne più volte è stato ricordato l’atteggiamento comunista nei confronti dei profughi di Istria e Dalmazia, nel dopoguerra.
La vicenda – quasi assente dalla storiografia ufficiale – riguarda 300 mila profughi italiani che dovettero fuggire dalle loro case, dalla terra dei loro padri, perdendo tutto.
Verso di loro – che scappavano dal comunismo titino – avevamo un doppio dovere di accoglienza e di solidarietà perché erano italiani e pagavano loro per tutti noi, per la guerra persa.
Eppure la sinistra comunista non accolse questi nostri connazionali come fratelli, ma come avversari, con manifestazioni ostili, insulti e sputi. Continua a leggere

Re Ferdinando II di Borbone e la Solennità dell’Immacolata del 1856

L’8 dicembre 1856, giorno dell’Immacolata Concezione, Ferdinando II assistette a Napoli alla Santa Messa con tutta la famiglia, gli alti funzionari governativi e molti nobili del suo seguito. Dopo la celebrazione, il Sovrano si recò alla festosa sfilata delle truppe nazionali in quello che all’epoca era il Campo di Marte, l’attuale Capodichino.
In quel momento, un soldato di idee mazziniane, Agesilao Milano, che accusò Ferdinando II di essere un «tiranno da cui doveva liberarsi la nazione», si lanciò sul monarca e riuscì a ferirlo con un colpo di baionetta. Il Re fu ferito ma rimase stoicamente al suo posto e, dopo essere tornato a Palazzo Reale, fu visitato dai medici con esito tranquillizzante.
Si racconta che il giorno precedente, 7 dicembre, era stato riportato al Re un messaggio profetico da parte di un religioso, Fra Luigi di Sant’Antimo, il quale mentre era raccolto in orazione aveva udito la voce della Vergine Maria che l’avvertiva dell’imminente attentato. L’avvertimento, arrivato presto a Palazzo Reale, avrebbe dato modo al Re di non farsi trovare del tutto impreparato. Continua a leggere

Il Regno delle Due Sicilie. Da nazione fiorente a misero Meridione

Una delle piaghe aperte dall’Unità d’Italia fatta con la violenza dai massoni e dai senzadio, è il degrado del Meridione.
Pochi, soprattutto se indottrinati dalla scuola statale, sanno cosa è in realtà il nostro Sud. Là dove manca il lavoro, la sicurezza personale, un livello decente di sanità, la pulizia, il rispetto della natura e via dicendo, sorgeva una volta un Regno più avanzato e fiorente dell’intero Centro-Settentrione.
Era il Regno delle Due Sicilie, un grande Stato che aveva soprattutto una caratteristica: la profonda fede cattolica dei suoi sovrani e dei suoi abitanti. Ma si era ormai nell’Ottocento e si dovevano fare i conti con la massoneria, già vecchia di un secolo, e con le minoranze anticristiane che salivano alla ribalta. Il punto di svolta l’aveva segnato Napoleone Bonaparte, importando la Rivoluzione Francese nella penisola italiana con l’invasione del 1796.
Nella notte di Natale dell’anno 800 era nato il Sacro Romano Impero, retto dall’Imperatore Carlo Magno. Ancora nella notte del Santo Natale, nel 1130, Re Ruggero II d’Altavilla sancì a Palermo la nascita del Regno di Sicilia. Palermo diveniva la capitale di un Regno che comprendeva tutto il Sud della penisola italiana.
Il giorno prescelto aveva un valore simbolico: Ruggero II si presentava come il redentore di tutte le genti del Sud della penisola dagli arabi, dai bizantini e dai longobardi e nello stesso tempo annunciava all’umanità la nascita di un regno cristiano. Continua a leggere

In memoria di Italo Popolo

Una prece per Italo Popolo, personaggio di cui negli ultimi tempi si erano un po’ perse le tracce. Degli agenti sono intervenuti nella tarda serata di ieri, dopo le ripetute segnalazioni dei vicini, forzando la porta e trovandosi di fronte a un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Del sig. Popolo non rimaneva che una massa. Giaceva riverso sul tappeto, davanti alla televisione ancora accesa sul noto canale pubblico.
L’ultima delle sue ex concubine – scusate, conviventi – aveva intuito che la perdita di ogni legame sentimentale poteva indurre Italo Popolo a un gesto estremo. Per esempio, la visione non-stop di trasmissioni televisive.
A sentire i colleghi e i pochi conoscenti, Popolo era caduto in depressione, forse per la mancanza di figli, una disgrazia che lo consumava. In realtà un figlio ce l’aveva, uno solo, ancora sano come un pesce ma tonto e disperato. Corre pure voce che facesse uso di sostanze stupefacenti, come TV, shopping, contraccettivi, dolci a tutta forza, parolacce, balli, metadone cattolico.
Certamente si tratta di sospetti gravi, ma bisogna arrendersi all’evidenza almeno per il metadone cattolico, sostanza somministrata ormai in quasi tutte le parrocchie in spregio a una legge scritta e non scritta, considerata però lettera morta.
In qualità di convivente, Italo Popolo era oggetto delle attenzioni misericordiose del Centro Metadonico Romano, e un’esortazione scritta di Don B. aveva fatto un certo scalpore. Il chierico infatti lo incoraggiava pubblicamente a convivere e implicitamente a drogarsi con tutto quanto sopra elencato. Continua a leggere

Donna Claudia. Colei che sposò Pilato e sognò Gesù

Claudia Procula era la più giovane delle figlie di Giulia, la figlia dell’imperatore Ottaviano Augusto, dunque nipotina del fondatore dell’Impero di Roma. Giulia aveva avuto tre mariti, l’ultimo dei quali fu Tiberio. I ragazzi Lucio e Caio erano figli di Giulia, ragazzi che il nonno Augusto adorava e vedeva come suoi successori.
Ma erano la peste della gioventù di Roma. Uno morì in guerra, l’altro di malattia, non ancora ventenni. Per la sua vita dissoluta, Giulia era vista come contraria alla politica “moralizzatrice” del padre, e pertanto fu esiliata da Roma. Ma Augusto si associò al trono l’ultimo marito di Giulia, appunto Tiberio, che gli succederà nel 14 d.C. Durante l’esilio, Giulia diede alla luce Claudia, figlia di un cavaliere romano di cui non sappiamo il nome.

Moglie del governatore

Ma, l’esser figlia di tale madre, bastava alla piccola Claudia per far parte della più illustre famiglia di Roma, la gens Julia-Claudia, il clan dei primi imperatori di Roma, da Ottaviano a Nerone. Quando Claudia ebbe tredici anni, Giulia la mandò a Tiberio perché provvedesse alla sua istruzione.
Sedicenne, Claudia conobbe Ponzio Pilato, uomo di umili origini dell’Irpinia, il quale chiese a Tiberio di sposarla: un buon partito davvero, che avrebbe servito alla sua carriera militare-politica. Continua a leggere

Le violenze degli africani sugli italiani. Dall’occupazione degli Alleati ai casi dei nostri giorni

Come sappiamo, per mantenere i clandestini che sbarcano in massa sulle nostre coste, e che sono quasi tutti uomini giovani e prestanti, vengono stanziate risorse finanziarie enormi, negate invece ai moltissimi italiani poveri. Ora si vuole anche approvare il cosiddetto ius soli, cioè il diritto alla cittadinanza italiana concesso a chiunque, anche figlio di clandestini, nasca in Italia. Lo vuole chi comanda al governo e in Vaticano. Intanto si ripetono i casi di violenze sessuali commesse dagli africani e da altri extracomunitari, anche su donne anziane. Oggi si trovano in Italia circa quattro milioni di stranieri, di cui 435.000 sono immigrati irregolari. Gli italiani assistono a tutto questo, paralizzati dalla mancanza del coraggio cristiano.
Ora diamo uno sguardo alla storia e vediamo cosa fecero in Italia a donne, bambini, bambine, uomini e almeno a un sacerdote 8.000 soldati marocchini e altri con loro verso la fine dell’ultima guerra mondiale.

“Marocchinate”: con questo termine si sono tramandati gli stupri di gruppo, le uccisioni, i saccheggi e le violenze di ogni genere perpetrate dalle truppe coloniali francesi (Cef), aggregate agli Alleati, ai danni della popolazione italiana, dei prigionieri di guerra e perfino di alcuni partigiani comunisti. La storiografia tradizionale, le poche volte che ne ha trattato, ha circoscritto questi orrori a qualche centinaio di episodi verificatisi nell’arco di un paio giorni nella zona del frusinate. Le proporzioni, tra numeri e gravità dei fatti, furono di gran lunga superiori. E a breve – lo annunciamo in esclusiva – sarà aperto un procedimento penale internazionale, ai danni della Francia, per iniziativa di un avvocato romano. Continua a leggere

7 ottobre: Festa della Beata Vergine Maria del Rosario

Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l’eresia albigese.
Fu così che il Santo Rosario divenne l’orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l’arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l’avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all’intervento divino.
La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro. Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell’Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie. Dell’alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all’armamento della flotta genovese. Continua a leggere

Quando la Madonna del Divino Amore salvò Roma

Il Santuario del Divino Amore è oggi una delle tappe del pellegrinaggio del Giro delle Sette Chiese: a partire dal Giubileo del 2000 ha sostituito l’antica Basilica di San Sebastiano fuori le Mura (tuttora contemplata nel percorso, soprattutto per chi segue i precetti di San Filippo Neri). Inoltre, dal primo sabato dopo la Pasqua fino all’ultimo del mese di ottobre, si organizza a Roma la visita notturna al Santuario.
Nella primavera del 1740 un pellegrino percorreva la campagna romana per visitare la Basilica di San Pietro. Smarrì la strada nei pressi di Castel di Leva e si diresse verso un borgo che sorgeva sui ruderi di un antico castello. Improvvisamente si ritrovò circondato da un branco di cani randagi e rabbiosi. In quei momenti di tensione intravide un’icona mariana (Maria con il Bambino in braccio e con la Colomba – lo Spirito Santo – che li sovrasta) sulla torre del castello diroccato: si inginocchiò implorando la Madonna di salvarlo. I cani svanirono nel nulla. Continua a leggere

Blog su WordPress.com.

Su ↑