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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Poesia

Infinito e Luce in due poesie

Nell’esistenza di un’umanità non credente si nota spesso una tensione soffocata verso il soprannaturale, verso Dio.
Giacomo Leopardi (1798-1837) ne L’infinito lancia uno sguardo come per superare i confini dell’umano, ma alla fine rimane solo con se stesso, abbandonandosi a un “dolce naufragio” invece di veleggiare con il vento dello Spirito. Resta tuttavia la grandezza del componimento, data proprio dall’impulso chiaramente espresso a superarsi nella contemplazione.
Qualcosa di simile lo si coglie nelle canzoni d’amore, che poi in realtà quasi mai sono tali, perché parlano di convivenze e avventure. Si sogna l’amore grande, sconfinato, ma si rimane affossati dall’orgoglio e dal peccato impuro. La separazione allora diventa una costante della vita.
Di Alessandro Parronchi (1914-2007), fiorentino, vorrei qui riportare ancora una volta una poesia che tengo tra le più care. È senza titolo ma ricorre l’espressione «filo di luce». Chi ha fede sente tutta la bellezza e la drammaticità della nostra vita porsi in relazione a una luce trascendente. E Parronchi credeva nel Dio cristiano. Nei suoi versi che seguono si staglia una visione raccolta eppure grandiosa, che ha la capacità di donare un sentire nuovo. Continua a leggere

[Poesia] Insieme

INSIEME

Tempo di dicembre
e ti accosti alla finestra…
Scorrendo lo spazio al di fuori
senza l’esterna premura
di gelo o di passo,
appare una certa quiete.

Poi, come ad un appuntamento
dettato da ingenuità priva di tutto,
ecco due creature mostrarsi,
due soffici, lanosi amici dell’uomo,
uno grande, uno piccolino,
mendici e duramente provati,
ma affiatati nella corsa,
in mutuo sguardo,
in mutuo entusiasmo,
forse temperato dall’indigenza usuale,
di certo ardente
per una scintilla d’amore.

Pregare, mi sovviene,
per cuori ben più preziosi
di cuori di semplici e umili
creature abbandonate
come rifiuti di una vita che continua. Continua a leggere

[Poesia] Notte esemplare

NOTTE ESEMPLARE

Notte, o notte,
che con una vista di profili su sfondo blu intenso
attrai lo sguardo di chi
si rincuora al pensiero di una meta,
sei come l’invito sospirante
che ciò che è e volge ad essere
rinnovi nella gioia
quanto è sinora idealmente esistito.

Mentre difatti un uomo viaggia,
i rami spogli in figure dal fascino insondabile,
i coni e i fusi dei sempreverdi sicuri nell’oscurità
parlano di una natura dopo duemila anni
ancora nobile e conseguente alle sue leggi.

Mentre si consumano storie umane
di cui i figli sono attoniti testimoni,
mentre si depositano giorno dopo giorno
le vestigia morbose di passatempi
capaci di spezzare la mente e l’anima,
ecco nella notte le sagome delle case
e le loro luci, quasi non difformi
da profuse luci non ancora moderne,
indicano come i custodi di un calore
meraviglioso e segreto,
di vite procedenti da generazioni
nella pienezza del silenzio e dell’allegria. Continua a leggere

Lodi alla Madonna

“Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!”
Nostra Signora di Fatima, 1917

Lodi alla Madonna

Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ’ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.

Dante Alighieri
Divina Commedia, Paradiso, Canto XXXIII.

Note:
3. termine fisso d’etterno consiglio: termine fondamentale che Dio ha stabilito con la sua decisione (consiglio) nell’eternità.
10. meridiana face: luce (face, fiaccola) di splendore come del sole nell’ora meridiana.
11. giuso: giù
16. pur: soltanto
17. fiate: volte
21. quantunque: ogni cosa che

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Trilussa. Saluto a maiali e somari, i capi e gli zeri dietro, l’Ave Maria

Tre poesie in dialetto romanesco (quasi italiano…) del celebre Trilussa

All’ombra

Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all’ombra d’un pajaro
vedo un porco e je dico: – Addio, majale! –
vedo un ciuccio e je dico: – Addio, somaro! –

Forse ’ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di’ le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.

Li nummeri

Conterò poco, è vero:
– diceva l’Uno ar Zero –
– ma tu che vali? Gnente: propio gnente
sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso. Continua a leggere

Poesie alla mamma scritte dai figli

Proponiamo ai lettori tre perle stupende, poesie dedicate alla propria madre, uscite dal cuore di figli che furono poeta o poetessa. Gli autori sono Guido Cavani (1897-1967), Ada Negri (1870-1945) e Giuseppe Ungaretti (1888-1970). A volte affiora il rimpianto, altre la lode, ma in tutti e tre i componimenti si celebra la purezza della fede trovata nella propria mamma. Del resto, solo dal puro amore di una mamma diventa possibile risalire al Cuore Immacolato di Maria, e riporre in Lei tutta la nostra fiducia. I figli orfani di una vera mamma di solito finiscono per rinnegare anche la Madre più vera, dolce e santa, la Madonna. Tuttavia, mentre persino la mamma che ci ha portato in grembo può mortificarci e abbandonarci, valgono per Maria Santissima le parole che il Signore rivolge a ciascuno di noi nel libro di Isaia: «Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai» (49, 15).

Alla madre

Quante volte ho deluso
il tuo povero cuore;
quante volte i tuoi occhi
m’hanno guardato dolorosamente.
Preso dalla paura di me stesso,
mi liberavo dalla tua dolcezza,
girovagavo solo; il grigio, il vuoto
di certi pomeriggi e lo splendore
di quei tuoi occhi sofferenti e puri
l’ho ancora dentro l’anima.
Raggiunto il fiume in magra, mi sdraiavo
fra la sterpaglia secca, sopra l’argine,
come in agguato, perché anch’io soffrivo.
Mi credevo lontano finalmente
dalla tua vita, mi sentivo un altro;
quello che poi m’ha rivelato il tempo:
un uomo senza quiete,
che non amò che il canto e la sua strada. Continua a leggere

Io che amo solo Te – Dedicata a Gesù Sposo Divino

Io che amo solo Te

C’è gente che ha avuto mille cose
Tutto il bene, tutto il male del mondo
Io ho avuto solo Te
E non Ti perderò, non Ti lascerò
Per cercare nuove avventure

C’è gente che ama mille cose
E si perde per le strade del mondo
Io che amo solo Te
Io mi fermerò e Ti regalerò
Quel che resta della mia gioventù

Io ho avuto solo Te
E non Ti perderò, non Ti lascerò
Per cercare nuove illusioni

C’è gente che ama mille cose
E si perde per le strade del mondo
Io che amo solo Te
Io mi fermerò e Ti regalerò
Quel che resta della mia gioventù

(Parole e musica di Sergio Endrigo)

Dopo il sole, nuova luce

«Niente di nuovo sotto il sole», annota il Qoelet (1, 9) con una certa amarezza, ma con un fondo di sapienza ispirata.
Eppure, com’è bello il sole!
In questo mondo ormai alla fine della sua storia di peccato, splende ancora il sole in tanti luoghi.
Spira ancora un’aria dolce qua e là, in giro per il mondo. Aria di una stagione carica di promesse e doni non accolti, anzi lasciati perdere.
Splendeva il sole nei giorni in cui l’adorabile Signore Gesù camminava per le vie d’Israele.
Quegli uomini godevano di una natura incontaminata, del susseguirsi armonioso della semina e del raccolto.
Non avevano che da aprire il cuore e accogliere il Messia, il Salvatore che veniva loro incontro, Dio fatto uomo per amore nostro. Continua a leggere

Vecchi negli ospizi? Ne risponderete davanti a Dio

Una delle atrocità commesse abitualmente dai nostri contemporanei, oltre principalmente all’aborto e agli scandali contro i bambini, è quella di lasciare i genitori o i parenti in un ospizio o in una casa di cura, pur potendo tenerli in casa.
Un giorno chi fa questo ne risponderà davanti a Dio. La Carità infinita di Dio, ovvero il suo Amore, così terribilmente offesa darà luogo a Giustizia pure infinita.
Qui riporto per voi una stupenda poesia che racconta, con la bellezza dei versi, una storia vera e atroce, come tante se ne consumano ai nostri giorni. Continua a leggere

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