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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Poesia

[Poesia] Verità

Una bellissima poesia di un autore molto giovane.

Verità

In bilico tra la speranza
E il nichilismo.
Fila di gente,
Sorrisi falsi.
Progresso, nessuna evoluzione.
Maschere, nessun viso.
Interesse, nessun ideale.
Punta sempre in alto
Così da non guardarti attorno.
Guarda la perfezione che ti hanno dipinto.
Poi prendi fiato,
Fai un respiro,
Ignora ogni serpe che ti sta accanto
E perditi nel foglio
Scriviti
Poi cerca di capire
Ciò che vuoi dire
Sii un burattino che rompe i suoi stessi fili
Prendi la tua strada, inizia da ora.
Poi guarda indietro e ammira quell’oblio
E grida
Dio salvi il nulla.

Paolo Delle Vacche Continua a leggere

[Poesia] Candore luminoso

Candore luminoso

Parassiti
che succhiano la purezza
dalle vene degli innocenti
che guardano il mondo
come un dono prezioso
da scartare ogni mattino
quando vanno via i sogni
e tornano le streghe
che gettano reti malefiche
accecando i fragili
vestendoli da forti
spingendoli a schiacciare
le speranze di bontà.
Ma il candore della vita
spezza ogni incantesimo,
illumina con ardore
ogni anfratto nascosto
e dà un senso
al tempo speso invano
e rimette al proprio posto
ogni segreto ricordo.

Daniele Corbo Continua a leggere

“Solo nella Croce”. Una poesia di Salvo Liuzzo

Mi ha colpito una bella poesia di Salvo Liuzzo, recente amico di Facebook. Con il suo permesso la riporto per i lettori. In fondo ci sono gli indirizzi dei nostri profili.

“SOLO NELLA CROCE”

La mia vita, il mio mondo,
bussavo, chiedevo, cercavo,
e il niente, il nulla trovavo,
solo rabbia, ferite, l’abisso.
Prendevo, speravo, vivevo,
solo il vuoto dentro di me;
chiuso avevo il cuore,
al mondo del mio Signore! Continua a leggere

Infinito e Luce in due poesie

Nell’esistenza di un’umanità non credente si nota spesso una tensione soffocata verso il soprannaturale, verso Dio.
Giacomo Leopardi (1798-1837) ne L’infinito lancia uno sguardo come per superare i confini dell’umano, ma alla fine rimane solo con se stesso, abbandonandosi a un “dolce naufragio” invece di veleggiare con il vento dello Spirito. Resta tuttavia la grandezza del componimento, data proprio dall’impulso chiaramente espresso a superarsi nella contemplazione.
Qualcosa di simile lo si coglie nelle canzoni d’amore, che poi in realtà quasi mai sono tali, perché parlano di convivenze e avventure. Si sogna l’amore grande, sconfinato, ma si rimane affossati dall’orgoglio e dal peccato impuro. La separazione allora diventa una costante della vita.
Di Alessandro Parronchi (1914-2007), fiorentino, vorrei qui riportare ancora una volta una poesia che tengo tra le più care. È senza titolo ma ricorre l’espressione «filo di luce». Chi ha fede sente tutta la bellezza e la drammaticità della nostra vita porsi in relazione a una luce trascendente. E Parronchi credeva nel Dio cristiano. Nei suoi versi che seguono si staglia una visione raccolta eppure grandiosa, che ha la capacità di donare un sentire nuovo. Continua a leggere

[Poesia] Insieme

INSIEME

Tempo di dicembre
e ti accosti alla finestra…
Scorrendo lo spazio al di fuori
senza l’esterna premura
di gelo o di passo,
appare una certa quiete.

Poi, come ad un appuntamento
dettato da ingenuità priva di tutto,
ecco due creature mostrarsi,
due soffici, lanosi amici dell’uomo,
uno grande, uno piccolino,
mendici e duramente provati,
ma affiatati nella corsa,
in mutuo sguardo,
in mutuo entusiasmo,
forse temperato dall’indigenza usuale,
di certo ardente
per una scintilla d’amore.

Pregare, mi sovviene,
per cuori ben più preziosi
di cuori di semplici e umili
creature abbandonate
come rifiuti di una vita che continua. Continua a leggere

[Poesia] Notte esemplare

NOTTE ESEMPLARE

Notte, o notte,
che con una vista di profili su sfondo blu intenso
attrai lo sguardo di chi
si rincuora al pensiero di una meta,
sei come l’invito sospirante
che ciò che è e volge ad essere
rinnovi nella gioia
quanto è sinora idealmente esistito.

Mentre difatti un uomo viaggia,
i rami spogli in figure dal fascino insondabile,
i coni e i fusi dei sempreverdi sicuri nell’oscurità
parlano di una natura dopo duemila anni
ancora nobile e conseguente alle sue leggi.

Mentre si consumano storie umane
di cui i figli sono attoniti testimoni,
mentre si depositano giorno dopo giorno
le vestigia morbose di passatempi
capaci di spezzare la mente e l’anima,
ecco nella notte le sagome delle case
e le loro luci, quasi non difformi
da profuse luci non ancora moderne,
indicano come i custodi di un calore
meraviglioso e segreto,
di vite procedenti da generazioni
nella pienezza del silenzio e dell’allegria. Continua a leggere

Lodi alla Madonna

“Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!”
Nostra Signora di Fatima, 1917

Lodi alla Madonna

Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ’ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.

Dante Alighieri
Divina Commedia, Paradiso, Canto XXXIII.

Note:
3. termine fisso d’etterno consiglio: termine fondamentale che Dio ha stabilito con la sua decisione (consiglio) nell’eternità.
10. meridiana face: luce (face, fiaccola) di splendore come del sole nell’ora meridiana.
11. giuso: giù
16. pur: soltanto
17. fiate: volte
21. quantunque: ogni cosa che

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Trilussa. Saluto a maiali e somari, i capi e gli zeri dietro, l’Ave Maria

Tre poesie in dialetto romanesco (quasi italiano…) del celebre Trilussa

All’ombra

Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all’ombra d’un pajaro
vedo un porco e je dico: – Addio, majale! –
vedo un ciuccio e je dico: – Addio, somaro! –

Forse ’ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di’ le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.

Li nummeri

Conterò poco, è vero:
– diceva l’Uno ar Zero –
– ma tu che vali? Gnente: propio gnente
sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso. Continua a leggere

Poesie alla mamma scritte dai figli

Proponiamo ai lettori tre perle stupende, poesie dedicate alla propria madre, uscite dal cuore di figli che furono poeta o poetessa. Gli autori sono Guido Cavani (1897-1967), Ada Negri (1870-1945) e Giuseppe Ungaretti (1888-1970). A volte affiora il rimpianto, altre la lode, ma in tutti e tre i componimenti si celebra la purezza della fede trovata nella propria mamma. Del resto, solo dal puro amore di una mamma diventa possibile risalire al Cuore Immacolato di Maria, e riporre in Lei tutta la nostra fiducia. I figli orfani di una vera mamma di solito finiscono per rinnegare anche la Madre più vera, dolce e santa, la Madonna. Tuttavia, mentre persino la mamma che ci ha portato in grembo può mortificarci e abbandonarci, valgono per Maria Santissima le parole che il Signore rivolge a ciascuno di noi nel libro di Isaia: «Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai» (49, 15).

Alla madre

Quante volte ho deluso
il tuo povero cuore;
quante volte i tuoi occhi
m’hanno guardato dolorosamente.
Preso dalla paura di me stesso,
mi liberavo dalla tua dolcezza,
girovagavo solo; il grigio, il vuoto
di certi pomeriggi e lo splendore
di quei tuoi occhi sofferenti e puri
l’ho ancora dentro l’anima.
Raggiunto il fiume in magra, mi sdraiavo
fra la sterpaglia secca, sopra l’argine,
come in agguato, perché anch’io soffrivo.
Mi credevo lontano finalmente
dalla tua vita, mi sentivo un altro;
quello che poi m’ha rivelato il tempo:
un uomo senza quiete,
che non amò che il canto e la sua strada. Continua a leggere

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