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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Racconti

I cattolici conformisti, come lo scarafaggio di Kafka

Franz Kafka (1883-1924), il celebre scrittore ebreo boemo di lingua tedesca, ha descritto spesso situazioni senza via d’uscita, che riflettevano il suo stato d’animo. Una nota d’ansia e un sentire ossessivo attraversano quasi tutta la sua produzione di narratore. L’oscenità prorompe quanto meno nei romanzi Il processo e Il castello. Anche un certo cinismo lascia il segno tra le sue pagine, come quando ricorre al nome di Dio in modo spregiudicato e ironico, ad esempio ne La metamorfosi, il racconto di cui vorremmo citare un passo.
Difficilmente, riteniamo, l’opera di Kafka avrà un futuro, e non solo perché né il mondo anticristiano né la terra redenta, ci sembra, sapranno cosa farsene della letteratura.
Il problema più grave dei lavori di Kafka è che non sono un dono, non hanno luce e non offrono quasi nulla ricevendolo dall’Alto. Trasmettono al lettore spiritualmente sano un senso di malessere di cui si fa volentieri a meno. D’altra parte, forse non è questo che preoccupa i nostri contemporanei, dato che quasi la totalità di loro possiede un televisore e quindi è pronta a tutto, sia che guardi film, o programmi con presentatori e presentatrici, o cartoni animati, o notiziari, o qualsiasi altra cosa.
Tuttavia, come Padre Pio ha affermato una volta, «Tutte le concezioni umane, da qualunque parte esse vengano, hanno il buono ed il cattivo, bisogna saper assimilare e prendere tutto il buono e offrirlo a Dio, ed eliminare il cattivo». Continua a leggere

The Judge

A tale for Easter… and again hearty wishes to you all.

The Judge took another puff on the cigarette he had lit after ‘asking permission’ from the individual in custody. Then he resumed interrogating the Sausage: “What were you doing in Mabley Street in the company of a Frankfurter, yesterday evening?” His question fell on dead silence.
The Sausage was covered with cold fat sweat. It wiped its wet forehead quickly and muttered in a trembling voice: “All I did was accept an invitation—”
“What kind of invitation?” pressed the Judge with his stern swine frown.
“An invitation … well, just an invitation—”. The Sausage felt a distressing surge of anxiety.
“I repeat the question once again. Answer this: What kind of invitation?”
The Sausage dropped its head, as if resigning itself to its inescapable end. “It was an invitation to the table.”
The Judge straightened up in his armchair. He grunted imperceptibly. “So, an invitation to the table.”
“Yes—” admitted the Sausage, while the first teardrop rolled down its rind. Read more

Il Giudice

Un racconto per la Pasqua… e ancora Auguri a tutti voi.

Il Giudice tirò un’altra boccata dalla sigaretta che si era acceso dopo aver “chiesto il permesso” al soggetto in stato di fermo. Quindi riprese a interrogare la Salsiccia: «Che cosa ci faceva ieri sera in Via Machiavelli insieme a un Würstel?». La domanda cadde in un silenzio di piombo.
La Salsiccia sudava goccioline fredde di grasso. Si passò una mano sulla fronte madida e mormorò con voce tremante: «Non ho fatto altro che rispondere a un invito…».
«Un invito di che genere?» la incalzò il Giudice con irriducibile cipiglio suino.
«Un invito… un invito!» la Salsiccia sentiva crescere in sé un’angosciosa apprensione.
«Ripeto per la seconda volta la domanda. Risponda: un invito di che genere?».
La Salsiccia chinò il capo, come abbandonandosi alla sua fine ineluttabile. «Era un invito a tavola.»
Il Giudice si drizzò sulla poltroncina. Grugnì impercettibilmente. «Dunque, un invito a tavola.»
«Sì…» riconobbe la Salsiccia mentre la prima lacrima le scendeva lungo il budello. Continua a leggere

Un racconto per l’Epifania: La bella belva (with English version)

Buona Epifania a tutti voi. Miei cari, siamo negli ultimi tempi e tra non molto dovremo lottare per la sopravvivenza, non solo di noi stessi, ma soprattutto della fede cristiana. Tuttavia, dato il giorno di grande Festa, vi propongo un racconto umoristico dei miei, seguito dalla versione inglese. Appartiene ai bei tempi, per così dire, in cui la società era atea, mentre oggi è anticristiana. Potete diffonderlo in internet se volete, citando la fonte. Divertiamoci onestamente finché possiamo…

La bella belva

Chi sostiene che una bella sia andata in moglie a una bestia, come favoleggia tra gli altri Charles Perrault, dice una bella bestialità.
Non è mai esistita una bestia maschio dai modi urbani e dal vestire impeccabile, ritta su due piedi e con l’idea fissa di sposare una bella, senza che gli importi se pure la bella abbia modi urbani e sappia stare ritta su due piedi.
Ci sono pervenute invece le prove certe che una bella belva (umana) abbia stretto vincoli matrimoniali con un omo bestia, una povera bestia.
L’omo bestia possedeva una megafabbrica di candele di sego, e andando gli affari a gonfie vele per l’impegno da lui profuso, lo si sarebbe detto certo il miglior partito per le belle belve della vallata.
In quanto omo era ufficialmente sposabile, in quanto povera bestia era sentimentalmente cedevole. E la bella belva lo conquistò.
La bella belva convinse poi il marito a favorirla, con la potenza dei quattrini, nella carriera di presentatrice televisiva di programmi spettacolo. Era ovvio che una volta divenuta celebre, la bella belva, beniamina del pubblico anche per la rinomata soavità, cercasse la prima occasione di una colpa imperdonabile dell’omo povera bestia sposato.
Il grande giorno infine arrivò. In una sera del mese di marzo, quando già l’aria s’intiepidiva e il pesco fioriva, quel fiore di giovane femmina impastato di carne e televisione colse l’omo povera bestia in una colpa senza rimedio. Continua a leggere

Bestioline – Little Beasties

Oggi, per Santo Stefano protomartire, molti possono ancora godersi un po’ di riposo.
Magari i papà e le mamme avranno parlato ai figlioli di Santo Stefano, il giovane diacono infiammato d’amore per il Signore Gesù.
Per i singoli, le famiglie e anche i più giovani, ecco qui le Bestioline, ministorie pubblicate in italiano e in inglese, di seguito in entrambe le versioni.
Può essere una lettura lieta e piacevole, e come tale ve la offriamo volentieri.

Bestioline

Bestiolina confermata per le 11.
Bestiolina in quattro e quattr’otto.
Bestiolina in data odierna.
Bestiolina venditrice ambulante di salopette.
Bestiolina inseguita intorno a un tavolo da un pellicciaio e da un cuoco cinese.
Bestiolina che ha preso possesso di una bestiolina più piccola e le dosa il pane con un bilancino elettronico. Continua a leggere

Sogno di un moscone di una notte di mezza estate

Santa Pasqua a tutti!
Francamente, non ero sicuro che ci saremmo arrivati con questa relativa calma.
Parlo dell’Italia ovviamente, non di Paesi come quelli musulmani o nordeuropei. Là i cristiani sono già perseguitati con la violenza sanguinaria, il licenziamento o il carcere.
Per chi si può permettere qualche minutino di piacevole ricreazione, ecco qui uno dei miei racconti.
Buona lettura!

SOGNO DI UN MOSCONE DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Una notte di mezza estate, un moscone si addormentò e sognò.
Attraversava l’aria afosa sotto il sole a picco, e una musica ronzante faceva da sottofondo al suo volo spensierato.
I suoi occhioni composti assorbivano lo scenario del terreno di conquista, le case dei professionisti in una ridente via del quartiere bene.
«Cuore mio,» sussurrava il moscone sentendosi libero, «portami dove più desideri, e goditi la gioia di quest’ora felice!».
Il finestrone della saletta da pranzo della famiglia Insetti era socchiuso, e quella fessura lasciava passare odori meravigliosi da tavola e da fornello.
Il moscone descrisse una traiettoria morbida e infallibile e fu dentro. Continua a leggere

L’ultimo racconto natalizio, in italiano e inglese

Eccovi il terzo e ultimo racconto di queste festività natalizie. Ha un contenuto un po’ mangereccio, a seconda dei gusti.
Buona lettura!

QUESTIONE DI STILE

Insieme formavano una bella compagnia. Ai pasti veniva scodellata spesso carne di bestia ignota, ma non potendosi vedere il muso i ragazzi mangiavano senza pensarci su troppo.
Quando però l’ultima bestia servita nel mese di settembre venne chiaramente nominata, tutti tirarono un vero e proprio sospiro di sollievo.
Quel brutto muso infatti zia Luisa non aveva mai potuto sopportarlo. Ma quanto aveva dovuto sudare per completare la catena alimentare e portarlo in tavola, la povera ziona malata di pressione alta? Continua a leggere

Felice Anno Nuovo! E un racconto (versione italiana e inglese)

Felice Anno Nuovo!

Come anticipato sotto Natale, ecco anche per Capodanno (Solennità di Maria Santissima Madre di Dio) un racconto umoristico di un certo Isidoro, in italiano e in inglese.
Buona lettura!

PENSO DUNQUE SONO

Penso che la giovane signora che deambulava e parlottava poco fa lungo il vicino marciapiede sia senz’altro una donna d’affari. L’ho dedotto sentendola parlare con piglio decisionista.
L’argomento della conversazione non era proprio da ridere. Lei era stata dal dentista il giorno prima, e aveva cacciato qualche strillone durante l’intervento. Oh, le sedute dal dentista! Non ci ripensavo più da decenni, e quante rimembranze ha riacceso in me quel cenno fugace!
Non solo sono riandato con il ricordo a un fatto increscioso di vent’anni fa, ma ho anche inevitabilmente ripercorso il mio curriculum, ci ho proprio camminato sopra, prima indietreggiando, lievemente sospinto dalla memoria, poi mi sono girato e ho corso indietro nel tempo verso la fase delle mie origini. Continua a leggere

Buon Natale! Con un racconto (versione italiana e inglese)

A chi di voi può permettersi una totale ricreazione, almeno per le nostre sante Festività cristiane, ho pensato di offrire tre dei miei racconti, nella versione italiana e in quella inglese. Il primo oggi, gli altri intorno al 1° gennaio e al 6 gennaio.
Buona lettura, a voi e ai vostri cari!

DISCORSINO DI UN ESPATRIATO INGLESE

Io, Mr Scaroughphony (pronuncia: “scàrafouni”), mi trovo qua ma solennemente dichiaro di non appartenere alla razza della blatta italica.
No, la mia storia è diversa. Solo per sbaglio mi sono imbarcato su una nave che dalla mia amata Inghilterra mi ha condotto in Italia, attraccando al porto di Napoli.
Mi commuovo, se ripenso alla mia infanzia e a che cosa ho lasciato alle mie spalle, sia per il fatto di diventare un adulto, sia per il trasbordo nella soleggiata metropoli campana.
Quando io con le mie antennine gesticolavo rivolto alla mia mamma scarafaggia, e la seguivo con gli altri piccoli nelle scorribande per i sottoscala e i cortili, provavo la tenerezza di una blattina tanto rifocillata quanto tenuta cara. Continua a leggere

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