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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Racconti

[Raccontino] In autostrada

In autostrada tra Messina e Catania, mandavo avanti a forza di speronate il mio destriero, un ragno-cammello con le gobbe quasi esaurite.
Mi veniva fame, sempre più fame, e ad un tratto vedo un allocco posato su un albero del mobilificio Abracadabra. Allungo la lingua come un cono lunghissimo e appiattito e mi accorgo, mentre tiro l’allocco verso le mie fauci, che è una sagoma per allocchi.
In quel mentre scoppiò la Guerra dei Cannoli, e subito cominciarono tiri di ricotta mimetica, con mirabile precisione balistica, ordinati, sugli opposti fronti, dal generalissimo americano Basiliscus e da quello stellare Botaurus.
Una trama di traiettorie di proiettili si infittiva progressivamente nel cielo, e quando due proiettili si scontravano cadeva una pioggia di goccioloni di ricotta. Continua a leggere

[Raccontino] Peripezie d’un illustrissimo vaccaro

Il divorziato e la sua moglie ideale si scambiavano sguardi nella sera, e bicchierini.
Le sostanze finanziarie del divorziato erano ovviamente state scremate dalla prima fida mogliettina, coadiuvata dall’avvocato matrimonialista.
Lui però, Professore universitario nel campo della medicina, abbondava di quattrini piuttosto che difettarne.
Ora sì che il nuovo amore riempiva le giornate, anche se essere moglie ideale non vuole ancora dire essere ingaggiata, neppure in municipio.
Quindi la moglie ideale, sulla quarantina, quella sera sfoggiava in ghingheri tutto il fascino del suo personale.
Al Professore piaceva scherzare. A un tratto disse alla candidata alle nozze comunali con lui: «Sai che sono le vecchie? Femmine essiccate!». E giù risate. Continua a leggere

In memoria di Italo Popolo

Una prece per Italo Popolo, personaggio di cui negli ultimi tempi si erano un po’ perse le tracce. Degli agenti sono intervenuti nella tarda serata di ieri, dopo le ripetute segnalazioni dei vicini, forzando la porta e trovandosi di fronte a un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Del sig. Popolo non rimaneva che una massa. Giaceva riverso sul tappeto, davanti alla televisione ancora accesa sul noto canale pubblico.
L’ultima delle sue ex concubine – scusate, conviventi – aveva intuito che la perdita di ogni legame sentimentale poteva indurre Italo Popolo a un gesto estremo. Per esempio, la visione non-stop di trasmissioni televisive.
A sentire i colleghi e i pochi conoscenti, Popolo era caduto in depressione, forse per la mancanza di figli, una disgrazia che lo consumava. In realtà un figlio ce l’aveva, uno solo, ancora sano come un pesce ma tonto e disperato. Corre pure voce che facesse uso di sostanze stupefacenti, come TV, shopping, contraccettivi, dolci a tutta forza, parolacce, balli, metadone cattolico.
Certamente si tratta di sospetti gravi, ma bisogna arrendersi all’evidenza almeno per il metadone cattolico, sostanza somministrata ormai in quasi tutte le parrocchie in spregio a una legge scritta e non scritta, considerata però lettera morta.
In qualità di convivente, Italo Popolo era oggetto delle attenzioni misericordiose del Centro Metadonico Romano, e un’esortazione scritta di Don B. aveva fatto un certo scalpore. Il chierico infatti lo incoraggiava pubblicamente a convivere e implicitamente a drogarsi con tutto quanto sopra elencato. Continua a leggere

I cattolici conformisti, come lo scarafaggio di Kafka

Franz Kafka (1883-1924), il celebre scrittore ebreo boemo di lingua tedesca, ha descritto spesso situazioni senza via d’uscita, che riflettevano il suo stato d’animo. Una nota d’ansia e un sentire ossessivo attraversano quasi tutta la sua produzione di narratore. L’oscenità prorompe quanto meno nei romanzi Il processo e Il castello. Anche un certo cinismo lascia il segno tra le sue pagine, come quando ricorre al nome di Dio in modo spregiudicato e ironico, ad esempio ne La metamorfosi, il racconto di cui vorremmo citare un passo.
Difficilmente, riteniamo, l’opera di Kafka avrà un futuro, e non solo perché né il mondo anticristiano né la terra redenta, ci sembra, sapranno cosa farsene della letteratura.
Il problema più grave dei lavori di Kafka è che non sono un dono, non hanno luce e non offrono quasi nulla ricevendolo dall’Alto. Trasmettono al lettore spiritualmente sano un senso di malessere di cui si fa volentieri a meno. D’altra parte, forse non è questo che preoccupa i nostri contemporanei, dato che quasi la totalità di loro possiede un televisore e quindi è pronta a tutto, sia che guardi film, o programmi con presentatori e presentatrici, o cartoni animati, o notiziari, o qualsiasi altra cosa.
Tuttavia, come Padre Pio ha affermato una volta, «Tutte le concezioni umane, da qualunque parte esse vengano, hanno il buono ed il cattivo, bisogna saper assimilare e prendere tutto il buono e offrirlo a Dio, ed eliminare il cattivo». Continua a leggere

The Judge

A tale for Easter… and again hearty wishes to you all.

The Judge took another puff on the cigarette he had lit after ‘asking permission’ from the individual in custody. Then he resumed interrogating the Sausage: “What were you doing in Mabley Street in the company of a Frankfurter, yesterday evening?” His question fell on dead silence.
The Sausage was covered with cold fat sweat. It wiped its wet forehead quickly and muttered in a trembling voice: “All I did was accept an invitation—”
“What kind of invitation?” pressed the Judge with his stern swine frown.
“An invitation … well, just an invitation—”. The Sausage felt a distressing surge of anxiety.
“I repeat the question once again. Answer this: What kind of invitation?”
The Sausage dropped its head, as if resigning itself to its inescapable end. “It was an invitation to the table.”
The Judge straightened up in his armchair. He grunted imperceptibly. “So, an invitation to the table.”
“Yes—” admitted the Sausage, while the first teardrop rolled down its rind. Read more

Il Giudice

Un racconto per la Pasqua… e ancora Auguri a tutti voi.

Il Giudice tirò un’altra boccata dalla sigaretta che si era acceso dopo aver “chiesto il permesso” al soggetto in stato di fermo. Quindi riprese a interrogare la Salsiccia: «Che cosa ci faceva ieri sera in Via Machiavelli insieme a un Würstel?». La domanda cadde in un silenzio di piombo.
La Salsiccia sudava goccioline fredde di grasso. Si passò una mano sulla fronte madida e mormorò con voce tremante: «Non ho fatto altro che rispondere a un invito…».
«Un invito di che genere?» la incalzò il Giudice con irriducibile cipiglio suino.
«Un invito… un invito!» la Salsiccia sentiva crescere in sé un’angosciosa apprensione.
«Ripeto per la seconda volta la domanda. Risponda: un invito di che genere?».
La Salsiccia chinò il capo, come abbandonandosi alla sua fine ineluttabile. «Era un invito a tavola.»
Il Giudice si drizzò sulla poltroncina. Grugnì impercettibilmente. «Dunque, un invito a tavola.»
«Sì…» riconobbe la Salsiccia mentre la prima lacrima le scendeva lungo il budello. Continua a leggere

Un racconto per l’Epifania: La bella belva (with English version)

Buona Epifania a tutti voi. Miei cari, siamo negli ultimi tempi e tra non molto dovremo lottare per la sopravvivenza, non solo di noi stessi, ma soprattutto della fede cristiana. Tuttavia, dato il giorno di grande Festa, vi propongo un racconto umoristico dei miei, seguito dalla versione inglese. Appartiene ai bei tempi, per così dire, in cui la società era atea, mentre oggi è anticristiana. Potete diffonderlo in internet se volete, citando la fonte. Divertiamoci onestamente finché possiamo…

La bella belva

Chi sostiene che una bella sia andata in moglie a una bestia, come favoleggia tra gli altri Charles Perrault, dice una bella bestialità.
Non è mai esistita una bestia maschio dai modi urbani e dal vestire impeccabile, ritta su due piedi e con l’idea fissa di sposare una bella, senza che gli importi se pure la bella abbia modi urbani e sappia stare ritta su due piedi.
Ci sono pervenute invece le prove certe che una bella belva (umana) abbia stretto vincoli matrimoniali con un omo bestia, una povera bestia.
L’omo bestia possedeva una megafabbrica di candele di sego, e andando gli affari a gonfie vele per l’impegno da lui profuso, lo si sarebbe detto certo il miglior partito per le belle belve della vallata.
In quanto omo era ufficialmente sposabile, in quanto povera bestia era sentimentalmente cedevole. E la bella belva lo conquistò.
La bella belva convinse poi il marito a favorirla, con la potenza dei quattrini, nella carriera di presentatrice televisiva di programmi spettacolo. Era ovvio che una volta divenuta celebre, la bella belva, beniamina del pubblico anche per la rinomata soavità, cercasse la prima occasione di una colpa imperdonabile dell’omo povera bestia sposato.
Il grande giorno infine arrivò. In una sera del mese di marzo, quando già l’aria s’intiepidiva e il pesco fioriva, quel fiore di giovane femmina impastato di carne e televisione colse l’omo povera bestia in una colpa senza rimedio. Continua a leggere

Bestioline – Little Beasties

Oggi, per Santo Stefano protomartire, molti possono ancora godersi un po’ di riposo.
Magari i papà e le mamme avranno parlato ai figlioli di Santo Stefano, il giovane diacono infiammato d’amore per il Signore Gesù.
Per i singoli, le famiglie e anche i più giovani, ecco qui le Bestioline, ministorie pubblicate in italiano e in inglese, di seguito in entrambe le versioni.
Può essere una lettura lieta e piacevole, e come tale ve la offriamo volentieri.

Bestioline

Bestiolina confermata per le 11.
Bestiolina in quattro e quattr’otto.
Bestiolina in data odierna.
Bestiolina venditrice ambulante di salopette.
Bestiolina inseguita intorno a un tavolo da un pellicciaio e da un cuoco cinese.
Bestiolina che ha preso possesso di una bestiolina più piccola e le dosa il pane con un bilancino elettronico. Continua a leggere

Sogno di un moscone di una notte di mezza estate

Santa Pasqua a tutti!
Francamente, non ero sicuro che ci saremmo arrivati con questa relativa calma.
Parlo dell’Italia ovviamente, non di Paesi come quelli musulmani o nordeuropei. Là i cristiani sono già perseguitati con la violenza sanguinaria, il licenziamento o il carcere.
Per chi si può permettere qualche minutino di piacevole ricreazione, ecco qui uno dei miei racconti.
Buona lettura!

SOGNO DI UN MOSCONE DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Una notte di mezza estate, un moscone si addormentò e sognò.
Attraversava l’aria afosa sotto il sole a picco, e una musica ronzante faceva da sottofondo al suo volo spensierato.
I suoi occhioni composti assorbivano lo scenario del terreno di conquista, le case dei professionisti in una ridente via del quartiere bene.
«Cuore mio,» sussurrava il moscone sentendosi libero, «portami dove più desideri, e goditi la gioia di quest’ora felice!».
Il finestrone della saletta da pranzo della famiglia Insetti era socchiuso, e quella fessura lasciava passare odori meravigliosi da tavola e da fornello.
Il moscone descrisse una traiettoria morbida e infallibile e fu dentro. Continua a leggere

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