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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Santa Messa

La S. Messa tradizionale. Stabilita per sempre da un Papa santo, abolita da un altro

San Pio V (1566-1572) fu il grande Pontefice che guidò spiritualmente la Cristianità nella guerra contro gli invasori musulmani, fino alla battaglia di Lepanto (1571), vinta miracolosamente dai fedeli anche grazie alla preghiera del Santo Rosario.
A Papa San Pio V si deve inoltre la versione definitiva della liturgia tradizionale, compiuta rivedendo e restaurando il Messale in uso a Roma, Capitale della Cristianità. Tale opera di ricerca e ripristino fu realizzata, come affermava il Concilio di Trento tenutosi in quegli anni, «secondo l’usanza ed il rito dei Santi Padri».
La sacra liturgia cattolica così fissata non si chiamò quindi “tridentina” perché nacque dal Concilio di Trento, ma perché furono Papa San Pio V e quel Concilio a occuparsi del suo restauro.
Scrive al riguardo Suor Maria Francesca Perillo, Francescana dell’Immacolata, ne Le origini apostolico-patristiche della Messa Tridentina:

Non si trattò dunque di un nuovo Messale. La sola idea di comporne uno ex novo era ed è totalmente aliena a tutto il sentire cattolico. Il cardinal Gasquet osservò che: «Ogni cattolico deve sentire un amore personale per i sacri riti che arrivano a lui con tutta l’autorità dei secoli. Ogni manipolazione grossolana di tali forme causa un dolore profondo in chi le conosce e le usa, perché esse giungono da Dio attraverso Cristo ed attraverso la Chiesa. […]».
L’essenza della riforma di san Pio V fu, come quella di san Gregorio Magno, il rispetto della tradizione.

La riforma di Papa San Pio V fu così divinamente ispirata, che il Papa nella bolla Quo Primum Tempore (14 luglio 1570), stabilì che la nuova edizione del Messale Romano dovesse valere non solo per allora, ma per sempre. Continua a leggere

Domenica 27 agosto 2017. Una Messa di ordinaria follia

C’è un film che s’intitola Un giorno di ordinaria follia. Non ricordo di essermelo sorbito, quando anni fa ancora guardavo la televisione, e come tutti i telespettatori mi bevevo il cervello tra un “piatto” e l’altro.
Comunque, il film in questione ha due etichette: “drammatico” e “grottesco”. E così è stata l’ennesima Messa della Chiesa Cattolica Riformata a cui il nostro (d’ora in poi mi chiamerò così) ha partecipato domenica scorsa, 27 agosto 2017.
Il nostro, prima della celebrazione, andava in cerca di un sacerdote per confessarsi. Ed ecco che, già annunciatogli da un diacono, entra da fuori un prete, un missionario dicono, vestito in borghese. Una vecchia conoscenza.
In sacrestia lo salutiamo. Con un viso e una voce impassibili, risponde al saluto. Ci spostiamo nella cappella adiacente per la Confessione. Fa due tirate, prima e dopo la breve accusa dei peccati; nel marasma delle parole sembra di cogliere il fatto che qualcosa del modo di vivere del penitente non gli piaccia (nessun riferimento ai peccati). Poi si rifiuta di dare al nostro la penitenza, cosa di cui ha l’obbligo grave come sacerdote.
Segue una discussione. Il prete-missionario mimetico (in borghese) parla ironicamente di «flagellazione» con riferimento alla penitenza. Invita il nostro ad andarsene in un’altra chiesa se così non gli sta bene, al che gli viene ribattuto: «Io non devo andarmene, sono a casa mia!». Continua a leggere

Il velo della donna in chiesa. Un suo aspetto e dove acquistarlo

Sul velo della donna in chiesa, un ottimo sacerdote, Don Leonardo Maria Pompei, ha pubblicato un articolo quasi esauriente che abbiamo ripreso sul blog e in un libro.
In realtà, non è una pecca che resti da dire qualcosa sull’argomento, perché Don Leonardo ha già scritto l’essenziale.
Comunque, riflettendo, il velo muliebre (cioè della donna) in chiesa mette in risalto un requisito importante della modestia: la quotidianità.
Non ha senso infatti essere meno modesti fuori dalle chiese che dentro, perché la modestia è sì un atto di riverenza a Dio, ma Dio è in ogni luogo. Siamo sempre alla presenza di Dio, e del nostro prossimo.
Ora però, mentre è abbastanza fattibile essere modesti nel vestiario in ogni momento, non è così per il velo.
Ad esempio, se non abbiamo proprio la smania del fresco o la fissazione dell’indecenza, possiamo benissimo tenere coperte braccia e gambe anche d’estate, magari con un abbigliamento molto leggero.
Ma il velo sul capo non fa più parte dell’abbigliamento femminile da diversi secoli. Le donne lo portarono nell’era della società cristiana, il Medioevo, quando il loro Modello era Maria Santissima, Madre di Dio e dei cristiani. Oggi invece i modelli delle donne sono l’immagine conformista che si sono fatte del loro genere, e magari questa o quell’attrice, questa o quella persona fotografata e spacciata come una falsa moneta. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / Sintesi e raccolta

Dopo aver offerto ai lettori degli estratti dalla lettera intitolata La lingua latina e la lingua italiana nella liturgia, che il Card. Giuseppe Siri pubblicò il 10 agosto 1958, ora presentiamo una sintesi e la raccolta di tutti gli estratti.
A quella data, regnava ancora il Pastore Angelico, Pio XII, per quanto ormai mancassero pochi mesi alla sua dipartita. Le riforme che avrebbero devastato la liturgia cattolica e quindi la Chiesa stessa sarebbero venute solo alcuni anni più tardi, una prima nel 1965 e la più generale nel 1969, entrambe con Paolo VI.
Le considerazioni del Card. Siri sul latino nella liturgia sono fondamentali sia per comprendere quale tesoro ci è stato tolto, sia perché l’Autore già prospettava le possibili conseguenze dell’abbandono del latino.
Storicamente, il latino si era diffuso in tutta l’area occidentale dell’Impero Romano, e mantenne la sua importanza anche quando sopraggiunsero i barbari. In quella parte del mondo, la Chiesa adottò il latino come lingua della divina liturgia. In Oriente, dove prevaleva nettamente il greco, tutto si immiserì, tra eresie, invasioni dei barbari e violenze musulmane. La cattolicità e la civiltà orientali divennero stagnanti e infeconde. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / 3

Oggi concludiamo l’estratto dalla lettera pastorale del Card. Giuseppe Siri dedicata all’argomento del latino nella Liturgia. È il contributo altissimo di un Cardinale che già il Pastore Angelico, Pio XII, aveva indicato come suo degno successore. Ma la storia ebbe un voltafaccia.

Il latino e la Liturgia di sempre – le ragioni – seconda parte

ABOLIRE IL LATINO O ESAMINARSI LA COSCIENZA?

[…]
Si è scritto da qualcuno (non troppi per la verità) che la causa, la grande causa per cui il popolo viene meno alle sacre funzioni ed è meno cristiano sta tutta nel latino della liturgia. Rimedio: abolire il latino e tutto fiorisce. Semplice! Abbiamo visto e toccato con mano che la causa del deperimento religioso è ben altra ed è terribilmente complessa. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / 2

Siamo alla seconda puntata della miniserie dedicata al latino nella Liturgia. Continuiamo ad attingere dalla stupenda lettera pastorale del Card. Giuseppe Siri dedicata all’argomento.

Il latino e la Liturgia di sempre – le ragioni – prima parte

[…]
Questa conoscenza solo relativa pone un problema che può formularsi così: “perché mai la Chiesa ha tollerato si avesse solo una conoscenza relativa immediata nella liturgia e non ha seguito il criterio di adattarsi via via all’uso delle lingue che si sono formate o che ha trovate nei popoli di recente conquistati alla fede?”.
[…]
Per rendersi conto che la Chiesa ha agito con saggezza sostenendo in tanti secoli l’uso della lingua latina per la liturgia e tollerando per il popolo una conoscenza relativa dei testi recitati in essa, occorre riflettere su qualche dato fondamentale.

LE TRE DIMENSIONI DELLA LITURGIA

La liturgia non ha una sola dimensione, ne ha bensì tre ed il giudizio di quanto la riguarda non può essere dato secondo una sola dimensione; deve invece darsi secondo tutte le dimensioni. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / 1

Pubblichiamo in alcune puntate un estratto dalla lettera pastorale del Card. Giuseppe Siri intitolata La lingua latina e la lingua italiana nella liturgia e pubblicata il 10 agosto 1958. Alla fine dell’estratto, nell’ultima puntata, offriremo una sintesi del discorso approfondito del Card. Siri. Oggi che nella Chiesa, dall’interno, si attenta al sacramento del Matrimonio, profanando allo stesso tempo l’Eucaristia e la Confessione, forse questo tema può risultare meno urgente. Tuttavia, come la storia ha dimostrato, e come tra le righe profetizzava l’eminentissimo Cardinale, la devastazione della Chiesa ha trovato nella riforma liturgica del 1965 e soprattutto del 1969 uno dei suoi mezzi principali. Leggere queste considerazioni rafforza la nostra fede cattolica, una fede da intendersi senza macchia, e ci aiuta a combattere la buona battaglia anche su altri fronti.

Il latino e la Liturgia di sempre – la storia

Il latino, lingua di Roma conquistatrice, tenne ovviamente tutto il campo nell’area occidentale dell’Impero. Essa non arrivò a sopprimere tutti i dialetti, neppure inibì specialmente nei ceti più elevati, una discreta infiltrazione del greco: ed ebbe la più larga diffusione progressivamente. Era capita da quanti vivevano nelle città romanizzate e nelle colonie, era la lingua ufficiale dello Stato atta ed abilitata a tutti i rapporti civili e culturali. Così fu per molti secoli.
Nell’area orientale dell’impero romano dominava il greco; tuttavia il latino vi era abbastanza capito ed anche parlato. Continua a leggere

Bambini “rumorosi” in chiesa?

Domanda e risposta tra una lettrice e «Il Settimanale di Padre Pio»

Ho bambini piccoli che fanno molto caos… e spesso durante la Messa domenicale ho avuto belle umiliazioni da parte di alcuni parrocchiani, perché non riuscivano a seguire la Messa in “santa pace”! In questi casi si è scusati dal non partecipare alla Messa domenicale quando non si possono lasciare i bambini a casa da soli? A che età diventa un obbligo anche per i bambini la Messa domenicale? Grazie.

Assunta F.

Cara Signora, Gesù ci dice: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il Regno di Dio» (Mc 10, 14). Cosa voleva dire però Gesù? Non certo che i bambini bisogna portarglieli per forza, anche quando non vogliono. Sarà Lui con la sua divina dolcezza a chiamarli dal profondo del cuore e farli avvicinare a Sé al momento opportuno. Quando sono troppo piccoli e hanno solo voglia di giocare sembra una forzatura costringerli a seguire lunghe liturgie che non capiscono. Bisognerebbe con linguaggio adeguato cominciare a spiegare loro con pazienza il significato della liturgia, rito per rito, come se fosse un gioco, in modo da farli partecipare all’evento, come già si fa in alcune parrocchie dove si offrono opportunità di catechesi anche per i più piccoli. Continua a leggere

Agli assassini della Liturgia

Tratto da “Vigilia Romana”, Anno III, N. 11, Novembre 1971.

di Monsignor Domenico Celada

È da tempo che desideravo scrivervi, illustri assassini della nostra santa Liturgia. Non già perch’io speri che le mie parole possano avere un qualche effetto su di voi, da troppo tempo caduti negli artigli di Satana e divenuti suoi obbedientissimi servi, ma affinché tutti coloro che soffrono per gli innumerevoli delitti da voi commessi possano ritrovare la loro voce.
Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore. Il vostro piano di sovversione della Chiesa, attraverso la liturgia, è antichissimo. Ne tentarono la realizzazione tanti vostri predecessori, molto più intelligenti di voi, che il Padre delle Tenebre ha già accolto nel suo regno. Ed io ricordo il vostro livore, il vostro ghigno beffardo, quando auguravate la morte, una quindicina d’anni fa, a quel grandissimo Pontefice che fu il servo di Dio Eugenio Pacelli, poiché questi aveva compreso i vostri disegni e vi si era opposto con l’autorità del Triregno. Continua a leggere

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