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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Santa Messa

Il silenzio in chiesa. Dall’omelia di un Padre carmelitano

Il Padre carmelitano Giorgio Maria Faré svolge un importante apostolato, anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione. Abbiamo trascritto per i nostri lettori e chiunque altro gran parte di una registrazione di una sua omelia recente. Riguarda un argomento che ha implicazioni molto serie, il silenzio in chiesa.

[…] E notiamo che i profanatori non stavano nel tempio, ma nel cortile più esterno al tempio, dove era lecito anche ai pagani di entrare. Era uno dei cortili, non era il Santo e non era il Santo dei Santi, e ciò nonostante Gesù caccia fuori tutti. Quindi ci viene da pensare che non è sacro solo il tempio, ma tutto ciò che ne è attinenza, che ne è completamento.
Pensiamo ai giorni nostri, pensiamo alla sacrestia, per esempio, e a tutto quello che serve al culto divino. Ciò che appartiene a Dio non va mai profanato con un comportamento irrispettoso, che ha a cuore i propri interessi, le proprie faccende anche se importanti.
Pensiamo alle nostre chiese: quante volte si vede la gente entrare, correre, andare, fare, da una parte all’altra, durante la Messa, senza neanche un atto di adorazione verso il Santissimo Sacramento, se non un inchino, una genuflessione sgangherata, un segno di croce brutto, buttato lì, senza nessuna percezione, coscienza che sei alla presenza di Dio. Per credere questo bisogna credere nell’Eucaristia, ma credere nell’Eucaristia non è che sia una cosa così diffusa, oggi. Continua a leggere

Se il tuo parroco cambia le parole della consacrazione

di Don Alfredo Morselli

In questo momento della storia della Chiesa, sono saltati – nel cervello di molti – tutti i freni che il buon senso pone alla stupidità. Tra Comunioni sacrileghe, liturgie inter-confessionali, assoluzioni a chi non ha il proposito di cambiar vita, caricature della Misericordia, beatificazioni di eresiarchi, caccia ai cosiddetti “nemici del Papa”… – e la lista è ancora lunga –, adesso è esplosa anche la funesta moda della formula della consacrazione eucaristica mutata ad libitum del celebrante.

Tanti buoni fedeli sono allarmati: “La S. Comunione che ricevo è il vero Corpo di Cristo?”; “Ma avviene la Transustanziazione?”; “Una siffatta Messa è valida?”

Poiché stanno circolando sul WEB dichiarazioni allarmanti circa il valore della consacrazione eucaristica con le parole della consacrazione stoltamente cambiate, è opportuno ricordare alcuni princípi della buona teologia sacramentaria. Continua a leggere

La battaglia decisiva sulla Liturgia, fonte di Vita per il popolo di Dio

Dopo la notizia shock che il Papa ha riservato una pubblica reprimenda ad uno dei suoi principali collaboratori: il Cardinale Robert Sarah*, un giovane che, come tantissimi suoi simili, in silenzio prega e offre la sua sofferenza di “vocato” per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, “a caldo” ha scritto:
AC

Ormai è evidente che sulla Liturgia,
fonte di Vita per il popolo di Dio,
si sta svolgendo una battaglia decisiva.

Ai mass media generalisti nemmeno interessa, mentre chi vive la fede con sincerità di cuore sa che nella Santa Messa risiede la ragion d’essere della Chiesa.
E il fatto che Papa Bergoglio e il cardinale Prefetto Sarah siano su due posizioni opposte, indica il delinearsi ormai conclamato di due schieramenti.
Non possono chiamarsi né fazioni, né correnti, né modi di pensiero perché sulla fede non ci sono mezze verità: solo Una ve ne è, ed è Cristo!
Impossibile non accorgersi che il modus operandi del Papa è esattamente l’opposto di quanto farebbe un padre buono e ricco di misericordia: sui dubia riguardanti l’Amoris laetitia non risponde, perché questo significherebbe mettersi sotto la luce potente della Verità e sconfessare quattro anni di regno. Continua a leggere

La S. Messa tradizionale. Stabilita per sempre da un Papa santo, abolita da un altro

San Pio V (1566-1572) fu il grande Pontefice che guidò spiritualmente la Cristianità nella guerra contro gli invasori musulmani, fino alla battaglia di Lepanto (1571), vinta miracolosamente dai fedeli anche grazie alla preghiera del Santo Rosario.
A Papa San Pio V si deve inoltre la versione definitiva della liturgia tradizionale, compiuta rivedendo e restaurando il Messale in uso a Roma, Capitale della Cristianità. Tale opera di ricerca e ripristino fu realizzata, come affermava il Concilio di Trento tenutosi in quegli anni, «secondo l’usanza ed il rito dei Santi Padri».
La sacra liturgia cattolica così fissata non si chiamò quindi “tridentina” perché nacque dal Concilio di Trento, ma perché furono Papa San Pio V e quel Concilio a occuparsi del suo restauro.
Scrive al riguardo Suor Maria Francesca Perillo, Francescana dell’Immacolata, ne Le origini apostolico-patristiche della Messa Tridentina:

Non si trattò dunque di un nuovo Messale. La sola idea di comporne uno ex novo era ed è totalmente aliena a tutto il sentire cattolico. Il cardinal Gasquet osservò che: «Ogni cattolico deve sentire un amore personale per i sacri riti che arrivano a lui con tutta l’autorità dei secoli. Ogni manipolazione grossolana di tali forme causa un dolore profondo in chi le conosce e le usa, perché esse giungono da Dio attraverso Cristo ed attraverso la Chiesa. […]».
L’essenza della riforma di san Pio V fu, come quella di san Gregorio Magno, il rispetto della tradizione.

La riforma di Papa San Pio V fu così divinamente ispirata, che il Papa nella bolla Quo Primum Tempore (14 luglio 1570), stabilì che la nuova edizione del Messale Romano dovesse valere non solo per allora, ma per sempre. Continua a leggere

Domenica 27 agosto 2017. Una Messa di ordinaria follia

C’è un film che s’intitola Un giorno di ordinaria follia. Non ricordo di essermelo sorbito, quando anni fa ancora guardavo la televisione, e come tutti i telespettatori mi bevevo il cervello tra un “piatto” e l’altro.
Comunque, il film in questione ha due etichette: “drammatico” e “grottesco”. E così è stata l’ennesima Messa della Chiesa Cattolica Riformata a cui il nostro (d’ora in poi mi chiamerò così) ha partecipato domenica scorsa, 27 agosto 2017.
Il nostro, prima della celebrazione, andava in cerca di un sacerdote per confessarsi. Ed ecco che, già annunciatogli da un diacono, entra da fuori un prete, un missionario dicono, vestito in borghese. Una vecchia conoscenza.
In sacrestia lo salutiamo. Con un viso e una voce impassibili, risponde al saluto. Ci spostiamo nella cappella adiacente per la Confessione. Fa due tirate, prima e dopo la breve accusa dei peccati; nel marasma delle parole sembra di cogliere il fatto che qualcosa del modo di vivere del penitente non gli piaccia (nessun riferimento ai peccati). Poi si rifiuta di dare al nostro la penitenza, cosa di cui ha l’obbligo grave come sacerdote.
Segue una discussione. Il prete-missionario mimetico (in borghese) parla ironicamente di «flagellazione» con riferimento alla penitenza. Invita il nostro ad andarsene in un’altra chiesa se così non gli sta bene, al che gli viene ribattuto: «Io non devo andarmene, sono a casa mia!». Continua a leggere

Il velo della donna in chiesa. Un suo aspetto e dove acquistarlo

Sul velo della donna in chiesa, un ottimo sacerdote, Don Leonardo Maria Pompei, ha pubblicato un articolo quasi esauriente che abbiamo ripreso sul blog e in un libro.
In realtà, non è una pecca che resti da dire qualcosa sull’argomento, perché Don Leonardo ha già scritto l’essenziale.
Comunque, riflettendo, il velo muliebre (cioè della donna) in chiesa mette in risalto un requisito importante della modestia: la quotidianità.
Non ha senso infatti essere meno modesti fuori dalle chiese che dentro, perché la modestia è sì un atto di riverenza a Dio, ma Dio è in ogni luogo. Siamo sempre alla presenza di Dio, e del nostro prossimo.
Ora però, mentre è abbastanza fattibile essere modesti nel vestiario in ogni momento, non è così per il velo.
Ad esempio, se non abbiamo proprio la smania del fresco o la fissazione dell’indecenza, possiamo benissimo tenere coperte braccia e gambe anche d’estate, magari con un abbigliamento molto leggero.
Ma il velo sul capo non fa più parte dell’abbigliamento femminile da diversi secoli. Le donne lo portarono nell’era della società cristiana, il Medioevo, quando il loro Modello era Maria Santissima, Madre di Dio e dei cristiani. Oggi invece i modelli delle donne sono l’immagine conformista che si sono fatte del loro genere, e magari questa o quell’attrice, questa o quella persona fotografata e spacciata come una falsa moneta. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / Sintesi e raccolta

Dopo aver offerto ai lettori degli estratti dalla lettera intitolata La lingua latina e la lingua italiana nella liturgia, che il Card. Giuseppe Siri pubblicò il 10 agosto 1958, ora presentiamo una sintesi e la raccolta di tutti gli estratti.
A quella data, regnava ancora il Pastore Angelico, Pio XII, per quanto ormai mancassero pochi mesi alla sua dipartita. Le riforme che avrebbero devastato la liturgia cattolica e quindi la Chiesa stessa sarebbero venute solo alcuni anni più tardi, una prima nel 1965 e la più generale nel 1969, entrambe con Paolo VI.
Le considerazioni del Card. Siri sul latino nella liturgia sono fondamentali sia per comprendere quale tesoro ci è stato tolto, sia perché l’Autore già prospettava le possibili conseguenze dell’abbandono del latino.
Storicamente, il latino si era diffuso in tutta l’area occidentale dell’Impero Romano, e mantenne la sua importanza anche quando sopraggiunsero i barbari. In quella parte del mondo, la Chiesa adottò il latino come lingua della divina liturgia. In Oriente, dove prevaleva nettamente il greco, tutto si immiserì, tra eresie, invasioni dei barbari e violenze musulmane. La cattolicità e la civiltà orientali divennero stagnanti e infeconde. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / 3

Oggi concludiamo l’estratto dalla lettera pastorale del Card. Giuseppe Siri dedicata all’argomento del latino nella Liturgia. È il contributo altissimo di un Cardinale che già il Pastore Angelico, Pio XII, aveva indicato come suo degno successore. Ma la storia ebbe un voltafaccia.

Il latino e la Liturgia di sempre – le ragioni – seconda parte

ABOLIRE IL LATINO O ESAMINARSI LA COSCIENZA?

[…]
Si è scritto da qualcuno (non troppi per la verità) che la causa, la grande causa per cui il popolo viene meno alle sacre funzioni ed è meno cristiano sta tutta nel latino della liturgia. Rimedio: abolire il latino e tutto fiorisce. Semplice! Abbiamo visto e toccato con mano che la causa del deperimento religioso è ben altra ed è terribilmente complessa. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / 2

Siamo alla seconda puntata della miniserie dedicata al latino nella Liturgia. Continuiamo ad attingere dalla stupenda lettera pastorale del Card. Giuseppe Siri dedicata all’argomento.

Il latino e la Liturgia di sempre – le ragioni – prima parte

[…]
Questa conoscenza solo relativa pone un problema che può formularsi così: “perché mai la Chiesa ha tollerato si avesse solo una conoscenza relativa immediata nella liturgia e non ha seguito il criterio di adattarsi via via all’uso delle lingue che si sono formate o che ha trovate nei popoli di recente conquistati alla fede?”.
[…]
Per rendersi conto che la Chiesa ha agito con saggezza sostenendo in tanti secoli l’uso della lingua latina per la liturgia e tollerando per il popolo una conoscenza relativa dei testi recitati in essa, occorre riflettere su qualche dato fondamentale.

LE TRE DIMENSIONI DELLA LITURGIA

La liturgia non ha una sola dimensione, ne ha bensì tre ed il giudizio di quanto la riguarda non può essere dato secondo una sola dimensione; deve invece darsi secondo tutte le dimensioni. Continua a leggere

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