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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Santa Messa

Il ringraziamento alla Comunione. Se non vogliamo perdere anche la fede

Nell’Eucaristia noi riceviamo Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Così viene insegnato ancora oggi, nonostante le profanazioni di chi ammette gli adulteri ai sacramenti.
Intanto, va precisato che la S. Messa oggi comunemente celebrata non è più la Messa tradizionale cattolica, chiamata tridentina, gregoriana o antica, e popolarmente detta Messa in latino. Si tratta invece di una Messa inventata da un certo Mons. Annibale Bugnini e accolta da Papa Paolo VI con la riforma liturgica del 1969.
Papa San Pio V, quando diede forma definitiva alla S. Messa tradizionale, stabilì che dovesse rimanere lecita e obbligatoria non solo per il suo tempo, ma per sempre (bolla Quo Primum del 1570).
Fra l’altro, mentre nella Messa in latino la SS. Eucaristia viene ricevuta nel modo più riverente, in ginocchio e nella bocca, nella Messa riformata viene ricevuta nel modo più irriverente, in piedi e sulla mano. E quanti dei cattolici che vanno a comunicarsi hanno la dignità e il coraggio di inginocchiarsi al momento di ricevere Gesù Eucaristia? Continua a leggere

Il silenzio in chiesa. Dall’omelia di un Padre carmelitano

Il Padre carmelitano Giorgio Maria Faré svolge un importante apostolato, anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione. Abbiamo trascritto per i nostri lettori e chiunque altro gran parte di una registrazione di una sua omelia recente. Riguarda un argomento che ha implicazioni molto serie, il silenzio in chiesa.

[…] E notiamo che i profanatori non stavano nel tempio, ma nel cortile più esterno al tempio, dove era lecito anche ai pagani di entrare. Era uno dei cortili, non era il Santo e non era il Santo dei Santi, e ciò nonostante Gesù caccia fuori tutti. Quindi ci viene da pensare che non è sacro solo il tempio, ma tutto ciò che ne è attinenza, che ne è completamento.
Pensiamo ai giorni nostri, pensiamo alla sacrestia, per esempio, e a tutto quello che serve al culto divino. Ciò che appartiene a Dio non va mai profanato con un comportamento irrispettoso, che ha a cuore i propri interessi, le proprie faccende anche se importanti.
Pensiamo alle nostre chiese: quante volte si vede la gente entrare, correre, andare, fare, da una parte all’altra, durante la Messa, senza neanche un atto di adorazione verso il Santissimo Sacramento, se non un inchino, una genuflessione sgangherata, un segno di croce brutto, buttato lì, senza nessuna percezione, coscienza che sei alla presenza di Dio. Per credere questo bisogna credere nell’Eucaristia, ma credere nell’Eucaristia non è che sia una cosa così diffusa, oggi. Continua a leggere

Che fare davanti agli abusi contro la S. Messa?

Da http://www.bastabugie.it

Gentile redazione di BastaBugie,

[…] mi è capitato in alcune occasioni di assistere a Celebrazioni Eucaristiche in cui il sacerdote commetteva per distrazione alcuni refusi durante la formula di consacrazione, ed altri casi in cui il celebrante aggiungeva di sua spontanea iniziativa alcune frasi che non sono comprese nella suddetta formula […]
Grazie anticipatamente della disponibilità.

Davide

Caro Davide,

premesso che in entrambi i casi la Messa è valida, proprio perché la consacrazione non è una formula magica, bisogna dire che nel primo caso (refusi involontari) mi sembra meglio soprassedere.
Invece nel secondo caso (volontarie interpolazioni di parole non previste dal messale), soprattutto nella preghiera eucaristica, bisogna con molta carità (e proprio in nome della carità) segnalare la cosa al sacerdote. Nel caso che non ascolti o si impermalosisca, si ha il dovere di segnalare per scritto la cosa al vescovo. Abbiamo visto che in genere i vescovi intervengono. Una volta mi è capitato anche di vedere che il vescovo ha spostato il sacerdote proprio a causa di una segnalazione di un fedele (in quel caso il sacerdote ometteva volontariamente e polemicamente sia il nome del pontefice, sia quello del vescovo quando previsto dalla preghiera eucaristica). Continua a leggere

Stanno abolendo gli inginocchiatoi da chiese e santuari. Segno dei tempi

Nella Basilica di Loreto sono arrivati nuovi banchi senza inginocchiatoi.
Ormai da diversi anni a questa parte questa tipologia di acquisti sta diventando una moda.
Chi scrive, un giorno, visitando una nuova chiesa (peraltro bruttissima, come si è soliti progettarle in questi anni) costruita a Piana Romana, presso Pietrelcina (un luogo dove san Pio da Pietrelcina ricevette le stimmate spirituali) notò che i banchi erano tutti sprovvisti di inginocchiatoi. Chiese spiegazione ad un frate lì presente, che rispose: “Questa non è una chiesa, è un’aula liturgica!”.
Questi sono i tempi, purtroppo.
Ma perché gli inginocchiatoi danno oggi così fastidio?
Non si tratta ovviamente del fatto che occupano più spazio. La ragione è diversa. Se ci si riflette sta proprio nella risposta che diede quel frate: aula liturgica.
Oggi le chiese non devono essere tanto chiese, ma aule. La chiesa implica il concetto di luogo con una Presenza, l’aula invece il concetto di luogo per riunirsi. Una chiesa vuota, rimane chiesa, perché c’è Lui, c’è Dio in Corpo, Sangue (anche nell’Ostia c’è il Sangue!), Anima e Divinità nel Santissimo Sacramento; ma un aula vuota non è più nulla, a causa del suo essere vuota in quanto la sua ragion d’essere è solo nell’accogliere un’assemblea. Continua a leggere

Quella volta che una S. Messa fu offerta in cambio di cibo

Un giorno di molti anni fa, in un piccolo villaggio del Lussemburgo, un capitano della Guardia Forestale stava conversando con il macellaio quando arrivò un’anziana signora. Il macellaio le chiese: “Cosa vi servo, signora?” La donna rispose: “Un pezzetto di carne, ma non ho soldi per pagare.” Il capitano che era lì presente sorrise visibilmente pensando alla stranezza della richiesta. Il macellaio ribatté: “Solo un pezzetto di carne, ma come contraccambiate?”. L’anziana signora disse allora al macellaio: “Mi dispiace di non avere soldi, ma in cambio vi prometto di assistere quest’oggi alla Messa per voi”. Siccome il macellaio e il capitano erano molto scettici nei confronti della religione, cominciarono a ridere. “Molto bene – disse il macellaio – Andate pure a Messa per me, e ritornate, vi darò l’equivalente del valore della Messa”.

La donna in quel giorno assistette alla Messa e poi ritornò dal negoziante. Continua a leggere

«Questa è la messa dei bambini». E facciamo come ci pare

Ieri, domenica 17 dicembre 2017, per certi motivi sono ricapitato nella chiesa di paese citata nell’articolo precedente.
Questa volta sono stato colto di sorpresa: la piccola chiesa era già gremita, con molti più bambini (figli unici, o… biunici?) del solito. Dalla baraonda generale si capiva che si sentivano tutti a loro agio in quel luogo di spettacolo.
Con uno sguardo ho potuto notare che il tabernacolo non era stato rimosso per l’occasione tanto festaiola. Certo, scalzarlo dal muro sarebbe stata una faticaccia. Comunque nessuno sembrava preoccuparsi per il fatto che restava là. Sono persone tolleranti, dopo tutto. Non si tratta dei fondamentalisti denunciati dal loro capo in Vaticano.
Durante la Messa, una donna in piedi poco dietro di me lasciava che la sua bambina incosciente, vestita in minigonna, corresse avanti e indietro fra l’entrata e il presbiterio.
Dopo una decina di andirivieni, mi sono rivolto a Sua Onnipotenza Adulta, dicendole a bassa voce: «Signora, per favore, trattenga la bambina. Fa troppa confusione!».
Risposta di S.O.A.: «Questa è la messa dei bambini».
Replica (un po’ difettosa): «È la Messa di tutti, non solo dei bambini». Continua a leggere

Perché tanto silenzio nella S. Messa tradizionale?

Una questione legata al Rito Antico è quella dei silenzi. Molti si chiedono: Perché tanti silenzi? Perché il sacerdote parla a bassa voce? Che motivo c’è? In questo modo non si capisce nulla e ci si annoia.
Per quanto l’obiezione legata alla noia, la risposta va da sé e la questione non merita più di tanto. Si sa (anzi: si deve sapere!) che la Messa non è uno spettacolo che debba intrattenere piacevolmente, ma la ri-attualizzazione del Sacrificio del Calvario e questa sostanza basta e avanza.
Ma vediamo più specificamente il significato e l’utilità dei silenzi. Prima di tutto prendiamo in considerazione i silenzi del sacerdote e poi quelli dell’intera celebrazione. Ebbene, entrambi hanno un valore pedagogico altissimo.

I silenzi del sacerdote

Il sacerdote recita il canone a bassa voce per far capire la straordinarietà di ciò che sta avvenendo. Se egli parlasse con lo stesso tono di voce con cui recita nelle altre parti della Messa (come avviene nel Nuovo Rito), ci sarebbe non solo il pericolo di confondersi e di non saper riconoscere i vari momenti della celebrazione, ma anche di non far capire che la Messa non è una preghiera come tutte le altre, che nella Messa non è l’uomo che si offre a Dio, bensì è Dio-Figlio che si offre a Dio-Padre. Continua a leggere

L’importanza del latino nella vera Liturgia. Sei motivi la spiegano

Quando si parla dell’Antico Rito della Messa l’attenzione va senz’altro alla questione della lingua, cioè del latino. Tant’è che questo Rito è da tutti ricordato come “Messa in latino”.
Prima di tutto va detto che questa questione della lingua è secondaria e non primaria. Come abbiamo avuto modo di dire, la differenza tra Antico e Nuovo Rito non sta essenzialmente nella lingua ma in ben altro. Visto però che dobbiamo trattare questa questione, è bene che la capiamo nella maniera più corretta.
Diciamo subito che ci sono sei motivi che giustificano e legittimano l’uso della lingua latina nella celebrazione della Messa.

L’universalità

Il primo motivo è l’universalità. La Chiesa Cattolica è universale. I cattolici devono professare la stessa fede, devono riconoscersi nella stessa disciplina e devono anche riconoscersi in una stessa morale. Dunque, è più logico che all’unità della fede corrisponda l’unita della preghiera liturgica. Pio XII nella sua Mediator Dei scrive: “L’uso della lingua latina è un chiaro e nobile segno di unità e un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina”. Continua a leggere

Le principali differenze tra la S. Messa tradizionale e quella riformata

L’ALTARE

Antico Rito
Nell’antico Rito l’altare è rialzato rispetto al piano dei fedeli per rappresentare il Calvario. È inoltre è rivolto verso il Tabernacolo.
Nuovo Rito
L’altare è una mensa per sottolineare la dimensione conviviale e per far capire quanto questo aspetto debba essere prevalente su quello sacrificale. Esso è rivolto verso il popolo. Il sacerdote non è più verso Dio per offrirgli il divino Sacrificio a favore dei fedeli, bensì verso il popolo. Il tutto confonde e fa pensare ad una semplice di riunione di preghiera. Nemmeno nell’antichità l’altare fu mai rivolto verso il popolo, piuttosto verso Oriente, simbolo di Cristo. L’altare, anzi la mensa verso il popolo è invece un’invenzione di Lutero e di altri pseudo-riformatori del XVI secolo. Continua a leggere

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