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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Santi e Beati

San Francesco di Sales, come il Maestro “mite e umile di cuore”

di Raimondo Giuliani

La mitezza fu per eccellenza la virtù di Gesù; Egli stesso infatti scolpì le meraviglie del suo divin Cuore in queste brevi parole: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29).
San Francesco di Sales volle di conseguenza far ruotare tutta la sua vita spirituale intorno all’umiltà e alla mitezza del Signore. «Le due care virtù – scrisse infatti una volta lo stesso Santo – che brillarono nella persona di Nostro Signore – e ce le ha raccomandate perché per mezzo di esse il nostro cuore si dedichi al suo servizio e si applichi alla sua imitazione in modo singolare – sono riassunte nella frase: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. L’umiltà ci perfeziona verso Dio, la dolcezza nei confronti del prossimo».
In particolare, il santo Vescovo di Ginevra si distinse in modo peculiarissimo nella mitezza e nella dolcezza di cuore verso il prossimo.
La mitezza, si sa, è detta a giusto titolo la virtù dei forti, perché solo un animo forte sa conservarsi mite e mansueto di fronte a offese o maltrattamenti. Continua a leggere

La Beata Antonia Mesina, martire sarda della purezza

di Giuliano Zoroddu

Nata a Orgosolo il 21 giugno 1919, il giorno dell’angelico Luigi Gonzaga, in una famiglia povera ma di buoni cristiani, Antonia fu battezzata il 30 giugno nella parrocchiale di San Pietro. Il 10 novembre dell’anno dopo, ricevette la Santa Cresima per le mani di Monsignor Luigi Canepa, Vescovo di Nuoro. A sette anni, a Corpus Domini, secondo le disposizioni di San Pio X, ricevette la Prima Comunione. In un equilibrato connubio di modestia, serietà, allegria e giovialità, la fanciulla, entra nel 1929 fra le fila della Gioventù Femminile di Azione Cattolica per servire Gesù, Re Sacramentato, sull’esempio di Maria Goretti, che per difendere la sua verginità morì martire il 6 luglio 1902.
Appreso di un orrendo delitto avvenuto a Lollove (piccola frazione della città di Nuoro) ella stessa dichiarò alla madre e al padre: «Si diat capitare a mimmi menzus mi dio hahere morrere e ischerfare hommente una hulmiha» (Se dovesse accadere a me, mi farei piuttosto uccidere e schiacciare come una formica)[1]. E questo eroico proponimento lo mise in pratica la mattina del 17 maggio 1934. Continua a leggere

Storia della Medaglia Miracolosa. La sublime carità dell’Immacolata

IL DONO PIÙ GRANDE

Scrive San Paolo, l’ardentissimo Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi: «Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore» (Fil 3, 8). San Paolo è il grande innamorato del Signore Gesù, che l’ha «conquistato» (v. 12).
Dunque anche la carità dell’Immacolata, Maria Santissima Madre di Dio e nostra, è sublime, perché Lei ci dona innanzitutto il suo Figlio Divino, Gesù.
“Carità” viene dal latino caritas e vuol dire “amore”. Ma indica pure l’elemosina, e in generale un dono a favore di chi ha bisogno. E certamente, il dono più grande e necessario è Dio stesso.
Fare la carità senza donare Dio, cioè senza far sentire alle persone che sono amate e desiderate da Dio, è solo un gesto umanitario, che lascia in chi lo riceve un senso di solitudine. Continua a leggere

Dedicato al Beato Bartolo Longo, per la sua Festa del 5 ottobre

Golia fu vinto non da un uomo più forte di lui, ma da Davide, credente in Dio. La «fede muove le montagne». È esattamente ciò che accadde nella vita del Beato Bartolo Longo (1841-1926). Negli anni del liberalismo risorgimentale e dell’Unità d’Italia, a Napoli, in particolare in ambito accademico, imperava un forte anticlericalismo. Bartolo Longo, dopo la lettura del libro Le Vie de Jésus del filosofo francese Ernest Renan, aderì al più aggressivo anticlericalismo, seguendo anche le lezioni di Lettere e Filosofia di alcuni professori apertamente anticattolici come Augusto Vera, Bertrando Spaventa e Luigi Settembrini: i loro corsi erano improntati al positivismo dominante, dove veniva negata la realtà soprannaturale.
Contemporaneamente a quella cultura positivista si diffondeva lo spiritismo: la ragione doveva comprendere l’esistenza o meno di un mondo ultraterreno. Longo, affascinato da quelle curiosità dell’oltretomba, si avvicinò a un movimento spiritista di stampo satanico e per circa un anno e mezzo familiarizzò con il satanismo. Quella tragica scelta lo portò ad una crisi spaventosa che un suo amico risolse con il suicidio, mentre per Longo fu la salvezza. Continua a leggere

Chi è Padre Pio

Padre Pio, che Santo! E sabato 23 settembre 2017 ricorre la sua Festa. Suona come una data fatidica, tanto che ci domandiamo: cosa avverrà dopo, in questo mondo già sconquassato? Ma vogliamo avere fiducia in Dio e anche nella Madonna, come suoi consacrati e devoti.
Padre Pio nacque a Pietrelcina il 25 maggio 1887, e Dio realizzò in lui meraviglie su meraviglie. Visioni, le stimmate, bilocazioni, prodigi, opere grandiose di carità per poveri e ammalati, miracoli persino di resurrezione.
Ma il miracolo più grande della vita del nostro Santo è stato l’amore. Per amore fu capace di prendere su di sé sofferenze sovrumane da offrire per salvare i peccatori, tanto che un giorno disse: «Sulle mie spalle c’è il mondo».
Durante la S. Messa, in cui avviene in modo mistico lo stesso Sacrificio del Calvario e la Resurrezione, Padre Pio, unito al suo Signore, viveva lui stesso, spiritualmente e fisicamente, la Passione e Morte di Cristo. Continua a leggere

Santa Filomena. Principessa, vergine e martire a tredici anni per Cristo

Molti la conoscono come la “Santina” del Curato D’Ars, anche se c’è chi dice che non sia mai esistita, e che la sua storia sia tutta una leggenda. In realtà le prove che sia veramente esistita sono valide. Padre Pio, un Santo che sapeva, angustiato per le dicerie sul culto di questa Santa, disse: “Santa Filomena è in paradiso, la confusione è opera del demonio”. S. Filomena è una ragazza che affrontò con coraggio e decisione il martirio, per non trasgredire la promessa fatta a Dio di custodire la purezza. Fu vera sposa di Cristo e figlia prediletta della Vergine Maria. Tutt’oggi questa Santa intercede per molte anime e numerosi fedeli si recano a pregare davanti alle sue spoglie. Continua a leggere

Per una vacanza con l’anima

Vediamo che tuttora si parte con la massima tranquillità per le vacanze. Tra le mete estive, la “sabbia” la fa sempre da padrone. La roccia delle montagne e la terra delle campagne (agriturismo eccetera) riscuotono decisamente meno successo.
Vi confidiamo d’aver scelto anche per quest’anno, invece di sabbia, roccia e terra, la mattonella e l’asfalto, quelli di casa nostra (abbiamo una casa con tanto di mattonelle, pensa tu) e della città dove risiediamo.
Sulle vacanze al mare, un campanello d’allarme ci era suonato qualche anno fa. Avevamo letto un’osservazione di un sacerdote di ottima stoffa, se non addirittura santo: Don Giuseppe Tomaselli, siciliano di Biancavilla in provincia di Catania.
In uno dei suoi molti libretti, che hanno fatto tanto bene alle anime (e tanta rabbia al diavolo), Don Giuseppe a un certo punto osserva, rivolto al lettore, che «la spiaggia potrebbe essere la tomba della tua purezza». Continua a leggere

Il perdono è vita eterna. Una testimonianza di Madre Teresa di Calcutta

E mi ricordo di una volta che raccolsi una donna da un bidone dei rifiuti, e capivo che stava morendo. La tolsi da lì e la portai al convento. Lei non faceva che ripetere le stesse parole: “Mio figlio mi ha fatto questo”. Neanche una volta pronunciò le parole “Ho fame”, “Sto morendo”, “Soffro”. Non faceva altro che ripetere: “Mio figlio mi ha fatto questo”. Mi ci volle molto tempo per aiutarla a dire: “Perdono mio figlio”, prima che morisse.

Originale inglese:

I remember also, once I picked up a woman from a dustbin and I knew she was dying. I took her out and took her to the convent. She kept on repeating the same words: “My son did this to me.” Not once did she utter the words: “I’m hungry”, “I’m dying”, “I’m suffering”. She just kept on repeating: “My son did this to me.” It took me a long time to help her to say: “I forgive my son”, before she died (LS, 72). Continua a leggere

Il Beato Isidoro Bakanja, martire dello Scapolare carmelitano

Isidoro Bakanja nasce in Zaire (all’epoca il Congo belga), a Mbilankamba, presso i Boangi, membri della grande etnia Mongo, verso il 1885. Suo padre Yonzwa e sua madre Inyuka ebbero altri due figli, un maschio e una femmina. Intorno al 1905, Isidoro si fa assumere come aiuto muratore in una ditta edile a Mbakanda. In quel periodo segue il catecumenato dei Padri trappisti, viene battezzato il 6 maggio 1906 e in quello stesso giorno riceve lo Scapolare del Monte Carmelo, che da allora porterà sempre. Isidoro viene cresimato nello stesso anno e farà la prima Comunione nel 1908.
Serio nel lavoro, onesto e coscienzioso, il giovane era anche un cristiano molto impegnato e, colpiti dalla sua saggezza, furono in molti a sceglierlo come catechista. Sapeva imporsi una tale disciplina che le sue attività religiose non interferivano mai con la sua vita professionale.
Isidoro sceglie di seguire il suo nuovo padrone, che lo apprezzava per l’infaticabile impegno nel lavoro, per l’onestà e la cortesia, che è appena stato trasferito a Ikili. Isidoro viene avvertito che, in quella città, alcuni dirigenti della S.A.B. (una società per azioni belga) manifestano una grande avversione per i cristiani. Continua a leggere

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