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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Sguardi e pensieri

Meglio un tozzo di pane secco…

«Un tozzo di pane secco con tranquillità è meglio / di una casa piena di banchetti festosi e di discordia» (Prv 17, 1).
Così parla la Bibbia, che è la Parola di Dio. Il libro dei Proverbi esprime una ricchezza incommensurabile, ma anche la serenità di un uomo veramente saggio.
In quel «tozzo di pane secco» possiamo vederci le cose più essenziali e perciò più preziose.
Ad esempio, rimanendo alla concretezza dell’alimento che sostenta, possiamo riandare con il pensiero alle parole del Signore Gesù in risposta alle nostre ansie su cosa mangeremo e come ci vestiremo: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).
A quelli che compiono tutto ciò che è giusto davanti a Dio, e niente di ciò che è ingiusto, il Signore non promette «banchetti festosi», ma assicura la sopravvivenza, il restare con la sua amicizia nella vita che Egli ci ha donato. E non importa se avremo ugualmente la ricchezza, il benessere o «un tozzo di pane secco», perché «i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti, / più preziosi dell’oro, di molto oro fino, / più dolci del miele e di un favo stillante» (Sal 18, 10-11).
In tempi come questi, molti che sono amici di Gesù avranno l’onore di seguirlo nel martirio, ma ai veri devoti della sua Madre Santissima, Maria, è promessa persino la sopravvivenza negli ultimi tempi. Continua a leggere

L’arte cristiana di amare

Anche a voi sarà successo, chissà quante volte, di non essere accolti con amore.
Ora, potremmo restare con lo sguardo su noi stessi, ma sorgono invece due domande.
La prima: chi ha accolto Gesù con amore? E noi, tu, io, abbiamo accolto Gesù con amore?
Gesù è il nostro adorabile Signore, vero Dio e vero Uomo. Gesù è l’Amore.
Gesù vive nella sua eterna Gloria, e non soffre più per la sua vita fra i peccatori, per la sua dolorosa Passione.
Eppure è Gesù il più escluso, l’Adorabile non adorato, non ricercato e non amato. È Gesù l’Immenso non anelato, lo Sposo ignorato e non bramato, l’Amico su cui quasi nessuno vuole contare, il Redentore che trova ancora cuori di pietra.
In realtà, noi dimostriamo amore a una persona, compreso noi stessi, a seconda di quanto amiamo Gesù. Continua a leggere

I morti non parlano (ma i vivi sì)

La sentenza per cui i morti non parlerebbero suona truce ma anche vagamente umoristica, soprattutto se letta standocene comodamente seduti su una poltrona.
È quello che dice il gangster minacciando un malcapitato dalla lingua troppo lunga, o dopo aver ormai commesso il fattaccio, per rassicurare i complici.
Oppure la frase viene messa in bocca non a un gangster ma a un personaggio di epoche e misfatti variabili. In qualche modo ci rassicura: lui fa la sua parte e il lettore (o lo spettatore) lo inquadra con la massima tranquillità.
Qui però la prendo in un altro senso.
I morti, cioè chi non ha la vita dell’anima, non parlano a chi li interpella, perché sono senza cuore. Oppure hanno un cuore prigioniero, privo di vita sufficiente per far divampare una fiamma bella e generosa. Continua a leggere

Tante parole inglesi. Segno di apertura o presa in giro?

Esprimersi nella propria lingua, fosse anche solo il dialetto, è fondamentale per dare un senso alla vita. La persona che ritrova se stessa trova anche, malgrado tutto, l’amore per la sua patria, e comprende di parlare una lingua unica al mondo. È il linguaggio della nostra storia, delle nostre tradizioni, dei nostri affetti.
L’inglese ha fatto un’entrata prepotente nella società italiana. Era già così ai bei tempi andati della società atea, quando c’era ancora da qualche parte un rimasuglio di normalità e buon senso. Allora poteva sembrare che l’Italia dove si diceva tranquillamente “Okay” e “Buon weekend” fosse una bonaria italietta, un’ordinaria repubblica delle banane.
Oggi, stiamo invece sprofondando nell’incubo che satana aveva preparato per noi nella sua mente perversa, scegliendo per realizzarlo una nuova generazione di politici. Si tratta della «distruzione dell’idea stessa di Cristianesimo», come trapelava già nell’Ottocento dagli scritti della Carboneria, associazione di stampo massonico.
Per distruggere completamente la fede di una persona, di un popolo, bisogna distruggere anche tutto quello che le persone hanno di umano. E tra questo ci sono anche la cultura, l’amor di patria, il ricordo del nostro passato. Continua a leggere

Verità e Amore, un linguaggio da ritrovare

Dio è Verità e Amore, ma prima di tutto Verità. Si insegna giustamente che la Verità può dirci cos’è l’Amore, ma l’Amore, da solo, non può dirci cos’è la Verità.
C’è una profezia di Nostro Signore Gesù Cristo che vale per gli ultimi tempi (Lc 18, 8): «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Guardiamo adesso l’umanità che abita sulla terra. La fede è quasi scomparsa, perché nella Chiesa Cattolica, la Chiesa universale, si crede in un dio inventato dall’uomo, un dio che giustificherebbe il peccato.
Molti di più non credono affatto, oppure adorano un dio che non è Padre (i non cristiani) o satana stesso (gli occultisti).
Ora, Dio si fa comprendere attraverso un linguaggio, che deve essere parlato innanzitutto dai genitori con i propri figli. E poiché Dio è Verità e Amore, anche il linguaggio per far conoscere Dio deve essere un linguaggio di Verità e Amore. A questo linguaggio poi deve corrispondere la sostanza, la vita vissuta. Continua a leggere

La solitudine in rapporto al mondo e al Signore

La solitudine non è un bene, ma il suo significato davanti al mondo e davanti a Dio è completamente diverso.
Per il mondo, la solitudine è da condannare perché rappresenta il rifiuto della sua falsità, il ritirarsi dai suoi rapporti basati sul degrado e sul potere. Titolava emblematicamente, anni fa, uno dei giornali più venduti in Italia: «La follia dei solitari». Un marchio a fuoco, un’espressione di odio bruciante verso coloro che non hanno accettato di conformarsi e unirsi alla massa, sotto la guida di capi malvagi.
Il Signore Gesù invece di condannare semplicemente la solitudine ci invita ad uscirne, con le sue parole sublimi (Gv 12, 24): «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».
Davanti al mondo, ciascuno di noi è solo qualcuno da schiavizzare, da abbassare nel fango. Davanti a Dio, che ci ha creati, tu e io abbiamo una grande fecondità di vita nascosta nel profondo di noi stessi. Quando spostiamo lo sguardo dal nostro nulla egoistico alla pienezza divina di Gesù, allora muoriamo a noi stessi e al mondo, e nasciamo a vita nuova, vita eterna. Continua a leggere

8 marzo, festa sociale della donna. Occasione per riflettere

Ancora ogni 8 marzo, la nostra classe dirigente celebra, con la massa, la cosiddetta Festa della Donna.
Del resto, non si celebra forse ancora ogni 25 aprile l’anniversario della liberazione dal fascismo? Anche quest’ultima per gli atei e massoni è una data da ricordare e imporre. Il fascismo, infatti, pur con i suoi errori e crimini (vedi antisemistismo), era stato una parentesi nel dominio ateo-massonico, iniziato con l’unità d’Italia e ricominciato nel dopoguerra.
Riguardo all’8 marzo, diciamo che quando verrà di nuovo festeggiata la Madonna, le donne saranno sempre festeggiate.
Ora invece viene festeggiato il peccato mortale, e quindi la donna può essere festeggiata, per finta, solo un giorno all’anno, come titolare dei diritti a peccare.
Tuttavia, la donna non ha il diritto alla maternità, anzi viene spinta al lavoro per integrare lo stipendio del marito. Risalgono già a inizio Novecento piani massonici per impedire il mantenimento delle famiglie con un solo stipendio. E il lavoro a sua volta diventa un ostacolo per la maternità, se non un impedimento totale.
Lo Stato ateo-massonico poi non sostiene la maternità, fornendo il necessario per i bambini poveri, ma finanzia l’aborto, per spingere le madri a uccidere i propri figli. Continua a leggere

Passato, presente e futuro

Avrete anche voi sentito condannare l’amore per la Tradizione come “ritorno al passato”. Segno che non si è affatto compreso cosa vuol dire Tradizione, forse neppure a livello di vocabolario.
Tradizione vuol dire non perdere la fede, il bene e i tesori dei nostri padri. Vuol dire dunque continuità nella via della grazia divina.
Non il presente che conosciamo è in rapporto con il futuro, ma il passato glorioso della nostra santa religione cattolica. Il futuro sarà in relazione con la realtà immortale del passato, con la Tradizione e una fede pura, senza macchia, senza tempo.
Quando si tratta della fede cattolica, non a caso si può parlare di santa religione cattolica. La si chiama santa perché viene da Dio e quindi ha il potere di rendere gli uomini e le donne santi. Continua a leggere

Amore di Maria, amore mariano

Si può forse vivere senza l’amore di una madre, di una donna che abbiamo potuto chiamare “mamma” con tenerezza e profondo affetto?
Si può fare a meno della purezza donata dalla propria madre, e sopravvivere?
Sembra voler dire di sì l’umanità di oggi, che vaga per le strade del mondo come orfana di una madre mai conosciuta.
È scomparsa, per quanto si sa, la madre che dona la vita per i propri figli e la loro innocenza.
Se ne sono perdute le tracce, da quando, via via, centinaia, migliaia, milioni, miliardi di donne hanno voltato le spalle a Maria Santissima, Madre di Dio e dei cristiani.
Questo cammino di degrado, in realtà, non è iniziato nel Novecento, ma ben sette secoli prima, verso la fine del Duecento. Continua a leggere

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