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Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

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Sguardi e pensieri

«Se non diventerete come i bambini…», Parola del Signore

Davanti alle ambizioni dei suoi Apostoli ancora incerti nella via del Vangelo, il Signore Gesù «chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”» (Mt 18, 2-4).
C’è una piccolezza dei bambini che non è infantilismo, né per loro, né per noi, che dobbiamo diventare come loro. È fatta di dolce e totale affidamento a chi vuole loro bene, e quindi a Dio e a Maria nostra Madre Immacolata.
La piccolezza dei bambini ci insegna l’assenza di ambizioni che non siano quella di fare il bene, servendo Dio e la Madre nostra con tutto noi stessi, e accogliendo prontamente la Verità e tutto quello che viene da Dio.
L’umiltà, regina delle virtù, risplende gioiosamente e naturalmente sui volti e nella vita dei buoni bambini.
I bambini sono veramente tutti belli, finché possiedono i tesori che Dio ha loro affidato: l’innocenza e la purezza. Quando, per l’influenza degli adulti perversi, questi tesori sfioriscono, passa anche la bellezza dei bambini, e i loro volti, le loro voci, i loro comportamenti iniziano a sfigurarsi.
Non dobbiamo permettere al mondo, anche se oggi è più che mai anticristiano, di rovinare l’innocenza e la purezza dei bambini. E non dobbiamo arrenderci al mondo se per una, cento, mille volte è riuscito a rubare l’innocenza e la purezza dal nostro cuore. «Il Signore rialza chi è caduto», si legge nel Salmo 145. Facendoci piccoli e fiduciosi nelle mani di Dio e di Maria come bambini, anche noi ci rialziamo e lasciamo che attraverso la Confessione la grazia di Dio ci purifichi. Continua a leggere

Ave o Croce, unica speranza!

Ave o Croce, unica speranza! O crux ave, spes ùnica!
Come può la croce, addossata a noi dal mondo, diventare addirittura la nostra speranza? Poiché questo ci dice la Chiesa nella preghiera del Breviario, e in particolare nei primi Vespri della Domenica delle Palme, dove si trova il saluto alla Croce citato all’inizio.
In verità, non solo Dio ci ha creati per essere felici ora e sempre, ma la croce, conseguenza del peccato in un mondo di peccato, Dio la fa diventare occasione di riscatto, di perfezionamento spirituale, di salvezza per le anime quando la offriamo, e perciò di speranza.
In un mondo nel quale tutto è peccato e ostilità ai giusti, quale speranza ci resta, se non unire le nostre sofferenze a quelle di Cristo, la nostra croce alla sua?
Se poi rifiutiamo la croce, non riusciremo ugualmente ad evitarla, oppure la trasformeremo in una croce eterna: la tiepidezza, la ribellione, la mancanza di pace nel nostro cuore. Non solo, ma quelli che rifiutano la croce sono gli stessi che ne fabbricano di terribili per gli altri.
Sì, chi non comprende l’importanza di accettare la croce, si ritrova tiepido, senza ardore, senza il desiderio di fare per il Signore Gesù quello che Lui ha fatto per ciascuno di noi, soffrendo e morendo crocifisso. È la creatura che vuole lasciare la croce tutta al suo Creatore!
Rifiutare la croce vuol dire rimanere indifferenti, o persino infastiditi, di fronte alla Passione atroce sofferta da Gesù a causa dei nostri peccati e per il fine della nostra redenzione. Vuol dire avere un cuore di pietra. Continua a leggere

I cattolici conformisti, come lo scarafaggio di Kafka

Franz Kafka (1883-1924), il celebre scrittore ebreo boemo di lingua tedesca, ha descritto spesso situazioni senza via d’uscita, che riflettevano il suo stato d’animo. Una nota d’ansia e un sentire ossessivo attraversano quasi tutta la sua produzione di narratore. L’oscenità prorompe quanto meno nei romanzi Il processo e Il castello. Anche un certo cinismo lascia il segno tra le sue pagine, come quando ricorre al nome di Dio in modo spregiudicato e ironico, ad esempio ne La metamorfosi, il racconto di cui vorremmo citare un passo.
Difficilmente, riteniamo, l’opera di Kafka avrà un futuro, e non solo perché né il mondo anticristiano né la terra redenta, ci sembra, sapranno cosa farsene della letteratura.
Il problema più grave dei lavori di Kafka è che non sono un dono, non hanno luce e non offrono quasi nulla ricevendolo dall’Alto. Trasmettono al lettore spiritualmente sano un senso di malessere di cui si fa volentieri a meno. D’altra parte, forse non è questo che preoccupa i nostri contemporanei, dato che quasi la totalità di loro possiede un televisore e quindi è pronta a tutto, sia che guardi film, o programmi con presentatori e presentatrici, o cartoni animati, o notiziari, o qualsiasi altra cosa.
Tuttavia, come Padre Pio ha affermato una volta, «Tutte le concezioni umane, da qualunque parte esse vengano, hanno il buono ed il cattivo, bisogna saper assimilare e prendere tutto il buono e offrirlo a Dio, ed eliminare il cattivo». Continua a leggere

Eutanasia e tortura. Solo per alcuni, non per altri

di Massimo Viglione

Da decenni sinistri e “moderati” depenalizzano i reati di violenza, al punto che anche i più efferati assassini dopo pochi anni escono di carcere, mentre il delinquente comune, specie se non italiano, in carcere non ci va proprio.
Da decenni sinistri e “moderati” aggravano le pene per i presunti reati tributari, anche per i padri di famiglia, i pensionati o per uno scontrino non emesso. Ovvero, in carcere veramente vanno gli italiani.
Da decenni quindi sinistri e “moderati” hanno creato la mentalità che la vera unica colpa e vergogna è quella di non pagare le tasse a uno Stato che preleva fino al 60% delle entrate dei suoi cittadini, ovvero allo Stato più ladro e usuraio del mondo.
Da decenni sinistri e “moderati” creano un clima ostile all’intervento delle forze dell’ordine.
Da decenni sinistri e “moderati” stanno facendo entrare in Italia milioni e milioni di immigrati, i quali, spiantati dalle loro terre, sopravvivono quotidianamente senza fare assolutamente nulla e quindi finiscono – volenti o nolenti – per delinquere.
Ora, sinistri e “moderati” hanno pure creato il reato di tortura: ovvero hanno reso impossibile per le forze dell’ordine come per qualsiasi cittadino qualsivoglia tentativo di legittima difesa.
Ecco l’indovinello:
Perché da decenni sinistri e “moderati” fanno tutto questo? Continua a leggere

Meglio un tozzo di pane secco…

«Un tozzo di pane secco con tranquillità è meglio / di una casa piena di banchetti festosi e di discordia» (Prv 17, 1).
Così parla la Bibbia, che è la Parola di Dio. Il libro dei Proverbi esprime una ricchezza incommensurabile, ma anche la serenità di un uomo veramente saggio.
In quel «tozzo di pane secco» possiamo vederci le cose più essenziali e perciò più preziose.
Ad esempio, rimanendo alla concretezza dell’alimento che sostenta, possiamo riandare con il pensiero alle parole del Signore Gesù in risposta alle nostre ansie su cosa mangeremo e come ci vestiremo: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).
A quelli che compiono tutto ciò che è giusto davanti a Dio, e niente di ciò che è ingiusto, il Signore non promette «banchetti festosi», ma assicura la sopravvivenza, il restare con la sua amicizia nella vita che Egli ci ha donato. E non importa se avremo ugualmente la ricchezza, il benessere o «un tozzo di pane secco», perché «i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti, / più preziosi dell’oro, di molto oro fino, / più dolci del miele e di un favo stillante» (Sal 18, 10-11).
In tempi come questi, molti che sono amici di Gesù avranno l’onore di seguirlo nel martirio, ma ai veri devoti della sua Madre Santissima, Maria, è promessa persino la sopravvivenza negli ultimi tempi. Continua a leggere

L’arte cristiana di amare

Anche a voi sarà successo, chissà quante volte, di non essere accolti con amore.
Ora, potremmo restare con lo sguardo su noi stessi, ma sorgono invece due domande.
La prima: chi ha accolto Gesù con amore? E noi, tu, io, abbiamo accolto Gesù con amore?
Gesù è il nostro adorabile Signore, vero Dio e vero Uomo. Gesù è l’Amore.
Gesù vive nella sua eterna Gloria, e non soffre più per la sua vita fra i peccatori, per la sua dolorosa Passione.
Eppure è Gesù il più escluso, l’Adorabile non adorato, non ricercato e non amato. È Gesù l’Immenso non anelato, lo Sposo ignorato e non bramato, l’Amico su cui quasi nessuno vuole contare, il Redentore che trova ancora cuori di pietra.
In realtà, noi dimostriamo amore a una persona, compreso noi stessi, a seconda di quanto amiamo Gesù. Continua a leggere

I morti non parlano (ma i vivi sì)

La sentenza per cui i morti non parlerebbero suona truce ma anche vagamente umoristica, soprattutto se letta standocene comodamente seduti su una poltrona.
È quello che dice il gangster minacciando un malcapitato dalla lingua troppo lunga, o dopo aver ormai commesso il fattaccio, per rassicurare i complici.
Oppure la frase viene messa in bocca non a un gangster ma a un personaggio di epoche e misfatti variabili. In qualche modo ci rassicura: lui fa la sua parte e il lettore (o lo spettatore) lo inquadra con la massima tranquillità.
Qui però la prendo in un altro senso.
I morti, cioè chi non ha la vita dell’anima, non parlano a chi li interpella, perché sono senza cuore. Oppure hanno un cuore prigioniero, privo di vita sufficiente per far divampare una fiamma bella e generosa. Continua a leggere

Tante parole inglesi. Segno di apertura o presa in giro?

Esprimersi nella propria lingua, fosse anche solo il dialetto, è fondamentale per dare un senso alla vita. La persona che ritrova se stessa trova anche, malgrado tutto, l’amore per la sua patria, e comprende di parlare una lingua unica al mondo. È il linguaggio della nostra storia, delle nostre tradizioni, dei nostri affetti.
L’inglese ha fatto un’entrata prepotente nella società italiana. Era già così ai bei tempi andati della società atea, quando c’era ancora da qualche parte un rimasuglio di normalità e buon senso. Allora poteva sembrare che l’Italia dove si diceva tranquillamente “Okay” e “Buon weekend” fosse una bonaria italietta, un’ordinaria repubblica delle banane.
Oggi, stiamo invece sprofondando nell’incubo che satana aveva preparato per noi nella sua mente perversa, scegliendo per realizzarlo una nuova generazione di politici. Si tratta della «distruzione dell’idea stessa di Cristianesimo», come trapelava già nell’Ottocento dagli scritti della Carboneria, associazione di stampo massonico.
Per distruggere completamente la fede di una persona, di un popolo, bisogna distruggere anche tutto quello che le persone hanno di umano. E tra questo ci sono anche la cultura, l’amor di patria, il ricordo del nostro passato. Continua a leggere

Verità e Amore, un linguaggio da ritrovare

Dio è Verità e Amore, ma prima di tutto Verità. Si insegna giustamente che la Verità può dirci cos’è l’Amore, ma l’Amore, da solo, non può dirci cos’è la Verità.
C’è una profezia di Nostro Signore Gesù Cristo che vale per gli ultimi tempi (Lc 18, 8): «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Guardiamo adesso l’umanità che abita sulla terra. La fede è quasi scomparsa, perché nella Chiesa Cattolica, la Chiesa universale, si crede in un dio inventato dall’uomo, un dio che giustificherebbe il peccato.
Molti di più non credono affatto, oppure adorano un dio che non è Padre (i non cristiani) o satana stesso (gli occultisti).
Ora, Dio si fa comprendere attraverso un linguaggio, che deve essere parlato innanzitutto dai genitori con i propri figli. E poiché Dio è Verità e Amore, anche il linguaggio per far conoscere Dio deve essere un linguaggio di Verità e Amore. A questo linguaggio poi deve corrispondere la sostanza, la vita vissuta. Continua a leggere

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