Cerca

Luce che sorge

Con la luce di Cristo verso una nuova alba

Tag

Sguardi e pensieri

Scoprire l’anima o il corpo?

Ognuno di noi ha un’anima e un corpo. L’anima è la nostra parte spirituale, anzi, siamo noi stessi, nel tempo e nell’eternità. Poi un giorno verrà la risurrezione e avremo un corpo spirituale, che sarà il riflesso dell’anima.
L’anima è eterna, grazie all’Amore misericordioso di Dio che vuole così.
L’anima può essere buona o cattiva, in grazia di Dio o nel peccato grave, bella e splendente o deforme e nera.
Quando siamo in grazia di Dio, perché osserviamo i Comandamenti evitando almeno il peccato grave, Gesù e tutta la Santissima Trinità, insieme con Maria nostra Madre, abitano in noi, nel profondo della nostra anima. Sono viventi nel profondo di noi stessi, nel nostro cuore che è il centro dell’anima.
Com’è bello, allora, che un volto esprima qualcosa di Gesù e Maria, che sia spirituale e rimandi a Loro senza possibilità di dubbio. E così la nostra voce, le nostre parole, i nostri atteggiamenti e il nostro modo di vestire.
Il volto è lo specchio dell’anima. Quando l’anima è pura e luminosa, anche il volto lo è. Ma cosa dire di un volto di donna con sopra il trucco?
Il trucco spegne i riflessi spirituali del volto, sempre che quel volto li possieda. È una maschera che la donna si mette senza rendersene conto. O si nasconde un’anima in grazia di Dio che teme di manifestare Gesù e Maria al mondo, o oppure si nasconde un’anima nel peccato che ha bisogno di una copertura che faccia pensare ad altro, magari all’attrazione fisica, perché spiritualmente non c’è più nulla da offrire. Continua a leggere

Televisione e vita di grazia. Due dimensioni a confronto

Ci sono due realtà, due generi d’esistenza e quindi due destini, che vengono a confronto quotidianamente, ma senza far notizia.
Le notizie sono tutte concentrate nei mezzi di comunicazione di massa, che gestiscono le apparenti novità in un circuito chiuso, senza niente di nuovo, di vero, di originale.
È interessante notare anche qui la percentuale di telespettatori in Italia: secondo i dati ISTAT del 2016, il 92,2% della popolazione dai tre anni in su.
Per certi motivi, chi scrive si trova ogni tanto ad ascoltare, senza guardarla, qualche minuto di televisione seguita da altri. E la situazione è quella che già si vede in chiara sintesi nel processo contro Cristo davanti a Pilato e alla folla.
Oggi come allora, c’è un inferno spaventoso voluto quasi da tutti, detestato con orrore solo da pochissimi, mentre qualcuno se ne lava semplicemente le mani, lasciando in sospeso, quasi di malavoglia, la domanda: «Che cos’è la verità?» (Gv 18,38).
Quello che è un inferno per i pochi fedeli, è normalità e piacere per tutti gli altri. La massa in realtà include anche persone molto istruite, che godono di fronte alla rappresentazione oscena di una vita non vera, senza Dio e senza bellezza alcuna. Continua a leggere

Come godere della bellezza?

La bellezza di una donna allieta il volto
e sorpassa ogni desiderio dell’uomo;
se vi è poi sulla sua lingua bontà e dolcezza,
suo marito non è più uno dei comuni mortali.

Così sta scritto nel libro del Siracide (36,22-23). Dio ha creato tutto quello che esiste, l’universo dai confini sconosciuti e irraggiungibili, l’uomo e la donna. Dio è la Bellezza stessa, Bellezza infinita.
Nelle creature inanimate e animate si mostra una bellezza che non è fine a se stessa, ma serve e onora il Fine supremo, Dio. A Lui rimanda, perché sia conosciuto, adorato, ringraziato, lodato.
Una conchiglia, una stella marina, un ramo spoglio, figure di nubi nel cielo, un pettirosso, un pinguino, una gerbera, e infine una ragazza graziosa mai sfiorata dal vizio: tutto è un canto di lode che sale a Dio e non potrà che continuare eternamente. Continua a leggere

“Il Mio compleanno”. Un video

Un video lungo poco più di quattro minuti, ma bello, vero e profondo. S’intitola Il Mio compleanno. La data di questo compleanno è il 25 dicembre.

«Con prevalenza di calamari rispetto ai gamberetti». Lo stile in gioco

Siamo al fine settimana e forse possiamo concederci un raccontino di vita semiserio.
Ecco, ieri l’altro, venerdì, me ne stavo in fila (non indiana) davanti a un bancone pieno di roba da mangiare dal sapore solitamente alieno. Ma non lagniamoci troppo… E al mio fianco una signora sui sessant’anni, dal fisico imponente e molto ben vestita, faceva le sue richieste. A un certo punto, parlando con un tono deciso e piuttosto freddo, diciamo pure ministeriale, ha precisato alla commessa: «…con prevalenza di calamari rispetto ai gamberetti».
Ora, dal punto di vista del servizio la matrona è stata davvero generosa. Infatti, i gamberetti di questi cucinatori da supermercato sono rigorosamente col guscio: una seccatura. Io non li avrei presi per niente.
La scelta delle parole invece mi ha dato molto da pensare. Qualcosa evidentemente non quadrava, e alla fine, pensa che ti ripensa, mi è venuta in mente la “traduzione”: “con più calamari che gamberetti”. Non ho potuto trattenere un sorriso ironico.
Ma poi è nata una riflessione sul modo di esprimersi delle persone e degli scrittori in particolare. Continua a leggere

«Se non diventerete come i bambini…», Parola del Signore

Davanti alle ambizioni dei suoi Apostoli ancora incerti nella via del Vangelo, il Signore Gesù «chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”» (Mt 18, 2-4).
C’è una piccolezza dei bambini che non è infantilismo, né per loro, né per noi, che dobbiamo diventare come loro. È fatta di dolce e totale affidamento a chi vuole loro bene, e quindi a Dio e a Maria nostra Madre Immacolata.
La piccolezza dei bambini ci insegna l’assenza di ambizioni che non siano quella di fare il bene, servendo Dio e la Madre nostra con tutto noi stessi, e accogliendo prontamente la Verità e tutto quello che viene da Dio.
L’umiltà, regina delle virtù, risplende gioiosamente e naturalmente sui volti e nella vita dei buoni bambini.
I bambini sono veramente tutti belli, finché possiedono i tesori che Dio ha loro affidato: l’innocenza e la purezza. Quando, per l’influenza degli adulti perversi, questi tesori sfioriscono, passa anche la bellezza dei bambini, e i loro volti, le loro voci, i loro comportamenti iniziano a sfigurarsi.
Non dobbiamo permettere al mondo, anche se oggi è più che mai anticristiano, di rovinare l’innocenza e la purezza dei bambini. E non dobbiamo arrenderci al mondo se per una, cento, mille volte è riuscito a rubare l’innocenza e la purezza dal nostro cuore. «Il Signore rialza chi è caduto», si legge nel Salmo 145. Facendoci piccoli e fiduciosi nelle mani di Dio e di Maria come bambini, anche noi ci rialziamo e lasciamo che attraverso la Confessione la grazia di Dio ci purifichi. Continua a leggere

Ave o Croce, unica speranza!

Ave o Croce, unica speranza! O crux ave, spes ùnica!
Come può la croce, addossata a noi dal mondo, diventare addirittura la nostra speranza? Poiché questo ci dice la Chiesa nella preghiera del Breviario, e in particolare nei primi Vespri della Domenica delle Palme, dove si trova il saluto alla Croce citato all’inizio.
In verità, non solo Dio ci ha creati per essere felici ora e sempre, ma la croce, conseguenza del peccato in un mondo di peccato, Dio la fa diventare occasione di riscatto, di perfezionamento spirituale, di salvezza per le anime quando la offriamo, e perciò di speranza.
In un mondo nel quale tutto è peccato e ostilità ai giusti, quale speranza ci resta, se non unire le nostre sofferenze a quelle di Cristo, la nostra croce alla sua?
Se poi rifiutiamo la croce, non riusciremo ugualmente ad evitarla, oppure la trasformeremo in una croce eterna: la tiepidezza, la ribellione, la mancanza di pace nel nostro cuore. Non solo, ma quelli che rifiutano la croce sono gli stessi che ne fabbricano di terribili per gli altri.
Sì, chi non comprende l’importanza di accettare la croce, si ritrova tiepido, senza ardore, senza il desiderio di fare per il Signore Gesù quello che Lui ha fatto per ciascuno di noi, soffrendo e morendo crocifisso. È la creatura che vuole lasciare la croce tutta al suo Creatore!
Rifiutare la croce vuol dire rimanere indifferenti, o persino infastiditi, di fronte alla Passione atroce sofferta da Gesù a causa dei nostri peccati e per il fine della nostra redenzione. Vuol dire avere un cuore di pietra. Continua a leggere

I cattolici conformisti, come lo scarafaggio di Kafka

Franz Kafka (1883-1924), il celebre scrittore ebreo boemo di lingua tedesca, ha descritto spesso situazioni senza via d’uscita, che riflettevano il suo stato d’animo.
Una nota d’ansia e un sentire ossessivo attraversano quasi tutta la sua produzione di narratore. L’oscenità prorompe quanto meno nei romanzi Il processo e Il castello. Anche un certo cinismo lascia il segno tra le sue pagine, come quando ricorre al nome di Dio in modo spregiudicato e ironico, ad esempio ne La metamorfosi, il racconto di cui vorremmo citare un passo.
Tuttavia, come Padre Pio ha affermato una volta, «Tutte le concezioni umane, da qualunque parte esse vengano, hanno il buono ed il cattivo, bisogna saper assimilare e prendere tutto il buono e offrirlo a Dio, ed eliminare il cattivo».
Del racconto La metamorfosi ci ha colpito un punto particolare della narrazione. Il protagonista, Gregor Samsa, si ritrova un mattino sul proprio letto, trasformato in un grosso scarafaggio. I suoi familiari, genitori e sorella, rimangono sgomenti e gli saranno sempre più ostili. Continua a leggere

Eutanasia e tortura. Solo per alcuni, non per altri

di Massimo Viglione

Da decenni sinistri e “moderati” depenalizzano i reati di violenza, al punto che anche i più efferati assassini dopo pochi anni escono di carcere, mentre il delinquente comune, specie se non italiano, in carcere non ci va proprio.
Da decenni sinistri e “moderati” aggravano le pene per i presunti reati tributari, anche per i padri di famiglia, i pensionati o per uno scontrino non emesso. Ovvero, in carcere veramente vanno gli italiani.
Da decenni quindi sinistri e “moderati” hanno creato la mentalità che la vera unica colpa e vergogna è quella di non pagare le tasse a uno Stato che preleva fino al 60% delle entrate dei suoi cittadini, ovvero allo Stato più ladro e usuraio del mondo.
Da decenni sinistri e “moderati” creano un clima ostile all’intervento delle forze dell’ordine.
Da decenni sinistri e “moderati” stanno facendo entrare in Italia milioni e milioni di immigrati, i quali, spiantati dalle loro terre, sopravvivono quotidianamente senza fare assolutamente nulla e quindi finiscono – volenti o nolenti – per delinquere.
Ora, sinistri e “moderati” hanno pure creato il reato di tortura: ovvero hanno reso impossibile per le forze dell’ordine come per qualsiasi cittadino qualsivoglia tentativo di legittima difesa.
Ecco l’indovinello:
Perché da decenni sinistri e “moderati” fanno tutto questo? Continua a leggere

Blog su WordPress.com.

Su ↑