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Luce che sorge

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Situazione della Chiesa

“Correzione filiale a Papa Francesco”

Una lettera di 25 pagine firmata da 40 sacerdoti e studiosi laici cattolici è stata spedita a Papa Francesco l’11 agosto. Per il fatto che non è stata ricevuta nessuna risposta dal S. Padre, la si rende pubblica quest’oggi, 24 settembre, Festa della Madonna della Mercede e di Nostra Signora di Walsingham. La lettera, che è aperta a nuovi firmatari, ora porta i nomi di 62 sacerdoti e studiosi cattolici provenienti da 20 nazioni, i quali rappresentano anche altri che però non hanno la necessaria libertà di parlare. La lettera ha un titolo latino: Correctio filialis de haeresibus propagatis (letteralmente, Correzione filiale in ragione della propagazione di eresie). In essa si dichiara che il papa, mediante la sua Esortazione Apostolica Amoris laetitia e mediante altri parole, atti e omissioni ad essa collegate, ha sostenuto 7 posizioni eretiche, riguardanti il matrimonio, la vita morale e la recezione dei sacramenti, e ha causato la diffusione di queste opinioni eretiche nella Chiesa Cattolica. Queste 7 eresie sono formulate dai firmatari in latino, lingua officiale della Chiesa. Continua a leggere

La S. Messa tradizionale. Stabilita per sempre da un Papa santo, abolita da un altro

San Pio V (1566-1572) fu il grande Pontefice che guidò spiritualmente la Cristianità nella guerra contro gli invasori musulmani, fino alla battaglia di Lepanto (1571), vinta miracolosamente dai fedeli anche grazie alla preghiera del Santo Rosario.
A Papa San Pio V si deve inoltre la versione definitiva della liturgia tradizionale, compiuta rivedendo e restaurando il Messale in uso a Roma, Capitale della Cristianità. Tale opera di ricerca e ripristino fu realizzata, come affermava il Concilio di Trento tenutosi in quegli anni, «secondo l’usanza ed il rito dei Santi Padri».
La sacra liturgia cattolica così fissata non si chiamò quindi “tridentina” perché nacque dal Concilio di Trento, ma perché furono Papa San Pio V e quel Concilio a occuparsi del suo restauro.
Scrive al riguardo Suor Maria Francesca Perillo, Francescana dell’Immacolata, ne Le origini apostolico-patristiche della Messa Tridentina:

Non si trattò dunque di un nuovo Messale. La sola idea di comporne uno ex novo era ed è totalmente aliena a tutto il sentire cattolico. Il cardinal Gasquet osservò che: «Ogni cattolico deve sentire un amore personale per i sacri riti che arrivano a lui con tutta l’autorità dei secoli. Ogni manipolazione grossolana di tali forme causa un dolore profondo in chi le conosce e le usa, perché esse giungono da Dio attraverso Cristo ed attraverso la Chiesa. […]».
L’essenza della riforma di san Pio V fu, come quella di san Gregorio Magno, il rispetto della tradizione.

La riforma di Papa San Pio V fu così divinamente ispirata, che il Papa nella bolla Quo Primum Tempore (14 luglio 1570), stabilì che la nuova edizione del Messale Romano dovesse valere non solo per allora, ma per sempre. Continua a leggere

Domenica 27 agosto 2017. Una Messa di ordinaria follia

C’è un film che s’intitola Un giorno di ordinaria follia. Non ricordo di essermelo sorbito, quando anni fa ancora guardavo la televisione, e come tutti i telespettatori mi bevevo il cervello tra un “piatto” e l’altro.
Comunque, il film in questione ha due etichette: “drammatico” e “grottesco”. E così è stata l’ennesima Messa della Chiesa Cattolica Riformata a cui il nostro (d’ora in poi mi chiamerò così) ha partecipato domenica scorsa, 27 agosto 2017.
Il nostro, prima della celebrazione, andava in cerca di un sacerdote per confessarsi. Ed ecco che, già annunciatogli da un diacono, entra da fuori un prete, un missionario dicono, vestito in borghese. Una vecchia conoscenza.
In sacrestia lo salutiamo. Con un viso e una voce impassibili, risponde al saluto. Ci spostiamo nella cappella adiacente per la Confessione. Fa due tirate, prima e dopo la breve accusa dei peccati; nel marasma delle parole sembra di cogliere il fatto che qualcosa del modo di vivere del penitente non gli piaccia (nessun riferimento ai peccati). Poi si rifiuta di dare al nostro la penitenza, cosa di cui ha l’obbligo grave come sacerdote.
Segue una discussione. Il prete-missionario mimetico (in borghese) parla ironicamente di «flagellazione» con riferimento alla penitenza. Invita il nostro ad andarsene in un’altra chiesa se così non gli sta bene, al che gli viene ribattuto: «Io non devo andarmene, sono a casa mia!». Continua a leggere

Per una valutazione cattolica di Amoris Laetitia, esortazione di Papa Bergoglio

Venerdì 8 aprile 2016 è stato pubblicato un documento dal titolo Amoris Laetitia, “La gioia dell’amore”, che appartiene alla categoria delle esortazioni papali. Si tratta di un libro di 264 pagine.
Porta la firma del 19 marzo antecedente, Solennità di San Giuseppe, padre putativo di Nostro Signore, sposo verginale di Maria Santissima e protettore della Sacra Famiglia.
In un certo senso, è lo sviluppo dell’intenzione espressa da Papa Bergoglio il 28 luglio del 2013, quando annunciò di voler concedere «una seconda possibilità» a chi è già legittimamente sposato.
Da allora, i due Sinodi sulla Famiglia, una parte del clero capeggiata dal cardinale Walter Kasper e Papa Bergoglio stesso, hanno marciato in questa direzione. Continua a leggere

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Cardinale Burke: “La confusione e l’errore” delle guide della Chiesa potrebbero essere un segno della fine dei tempi

LOUISVILLE, Kentucky, 8 agosto 2017 (LifeSiteNews) — “Confusione, divisione ed errore” all’interno della Chiesa Cattolica, provenienti dai “pastori” anche ai livelli più alti, indicano che noi “potremmo essere” alla fine dei tempi, ha detto il Cardinale americano Raymond Burke in un discorso tenuto nel Kentucky.

Il Cardinale, che ha parlato al “Church Teaches Forum” del 22 luglio scorso a Louisville, ha detto di ritenere che i tempi “sembrino realisticamente essere apocalittici”.

“Viviamo in tempi molto travagliati per il mondo e anche per la Chiesa,” ha detto.

Burke, uno dei più autorevoli esperti di diritto canonico della Chiesa, ha spiegato come dei mali oggi comunemente accettati nella cultura “devastata” dell’Occidente, siano riusciti a infiltrarsi nella Chiesa, passando dai pastori al gregge. Continua a leggere

I cattolici conformisti, come lo scarafaggio di Kafka

Franz Kafka (1883-1924), il celebre scrittore ebreo boemo di lingua tedesca, ha descritto spesso situazioni senza via d’uscita, che riflettevano il suo stato d’animo. Una nota d’ansia e un sentire ossessivo attraversano quasi tutta la sua produzione di narratore. L’oscenità prorompe quanto meno nei romanzi Il processo e Il castello. Anche un certo cinismo lascia il segno tra le sue pagine, come quando ricorre al nome di Dio in modo spregiudicato e ironico, ad esempio ne La metamorfosi, il racconto di cui vorremmo citare un passo.
Difficilmente, riteniamo, l’opera di Kafka avrà un futuro, e non solo perché né il mondo anticristiano né la terra redenta, ci sembra, sapranno cosa farsene della letteratura.
Il problema più grave dei lavori di Kafka è che non sono un dono, non hanno luce e non offrono quasi nulla ricevendolo dall’Alto. Trasmettono al lettore spiritualmente sano un senso di malessere di cui si fa volentieri a meno. D’altra parte, forse non è questo che preoccupa i nostri contemporanei, dato che quasi la totalità di loro possiede un televisore e quindi è pronta a tutto, sia che guardi film, o programmi con presentatori e presentatrici, o cartoni animati, o notiziari, o qualsiasi altra cosa.
Tuttavia, come Padre Pio ha affermato una volta, «Tutte le concezioni umane, da qualunque parte esse vengano, hanno il buono ed il cattivo, bisogna saper assimilare e prendere tutto il buono e offrirlo a Dio, ed eliminare il cattivo». Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / Sintesi e raccolta

Dopo aver offerto ai lettori degli estratti dalla lettera intitolata La lingua latina e la lingua italiana nella liturgia, che il Card. Giuseppe Siri pubblicò il 10 agosto 1958, ora presentiamo una sintesi e la raccolta di tutti gli estratti.
A quella data, regnava ancora il Pastore Angelico, Pio XII, per quanto ormai mancassero pochi mesi alla sua dipartita. Le riforme che avrebbero devastato la liturgia cattolica e quindi la Chiesa stessa sarebbero venute solo alcuni anni più tardi, una prima nel 1965 e la più generale nel 1969, entrambe con Paolo VI.
Le considerazioni del Card. Siri sul latino nella liturgia sono fondamentali sia per comprendere quale tesoro ci è stato tolto, sia perché l’Autore già prospettava le possibili conseguenze dell’abbandono del latino.
Storicamente, il latino si era diffuso in tutta l’area occidentale dell’Impero Romano, e mantenne la sua importanza anche quando sopraggiunsero i barbari. In quella parte del mondo, la Chiesa adottò il latino come lingua della divina liturgia. In Oriente, dove prevaleva nettamente il greco, tutto si immiserì, tra eresie, invasioni dei barbari e violenze musulmane. La cattolicità e la civiltà orientali divennero stagnanti e infeconde. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / 3

Oggi concludiamo l’estratto dalla lettera pastorale del Card. Giuseppe Siri dedicata all’argomento del latino nella Liturgia. È il contributo altissimo di un Cardinale che già il Pastore Angelico, Pio XII, aveva indicato come suo degno successore. Ma la storia ebbe un voltafaccia.

Il latino e la Liturgia di sempre – le ragioni – seconda parte

ABOLIRE IL LATINO O ESAMINARSI LA COSCIENZA?

[…]
Si è scritto da qualcuno (non troppi per la verità) che la causa, la grande causa per cui il popolo viene meno alle sacre funzioni ed è meno cristiano sta tutta nel latino della liturgia. Rimedio: abolire il latino e tutto fiorisce. Semplice! Abbiamo visto e toccato con mano che la causa del deperimento religioso è ben altra ed è terribilmente complessa. Continua a leggere

Il latino e la Liturgia di sempre / 2

Siamo alla seconda puntata della miniserie dedicata al latino nella Liturgia. Continuiamo ad attingere dalla stupenda lettera pastorale del Card. Giuseppe Siri dedicata all’argomento.

Il latino e la Liturgia di sempre – le ragioni – prima parte

[…]
Questa conoscenza solo relativa pone un problema che può formularsi così: “perché mai la Chiesa ha tollerato si avesse solo una conoscenza relativa immediata nella liturgia e non ha seguito il criterio di adattarsi via via all’uso delle lingue che si sono formate o che ha trovate nei popoli di recente conquistati alla fede?”.
[…]
Per rendersi conto che la Chiesa ha agito con saggezza sostenendo in tanti secoli l’uso della lingua latina per la liturgia e tollerando per il popolo una conoscenza relativa dei testi recitati in essa, occorre riflettere su qualche dato fondamentale.

LE TRE DIMENSIONI DELLA LITURGIA

La liturgia non ha una sola dimensione, ne ha bensì tre ed il giudizio di quanto la riguarda non può essere dato secondo una sola dimensione; deve invece darsi secondo tutte le dimensioni. Continua a leggere

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